Conti correnti in rosso: difendersi dal caro banca

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    Conti correnti in rosso: difendersi dal caro banca

    L’Italia sta crollando in molti indici economici, ma continua a posizionarsi in alto in una delle classifiche meno lusinghiere, quella dei costi bancari. Il sistema bancario dalle nostre parti riesce a condizionare anche le decisioni politiche, con il risultato che aprire un conto corrente equivale ad accettare una serie di tasse e balzelli varie che nessuna riforma riesce ad eliminare. Dalle commissioni bancarie al bollo fino ad arrivare al vero terrore del correntista: i costi sullo scoperto. Vediamo allora tutti i pericoli del conto corrente.

    Conto corrente: costi sullo scoperto

    Lo scoperto è uno dei temi più caldi per quanto riguarda la questione banche in Italia. Altroconsumo in una recente audizione alla commissione Industria del Senato, ha voluto porre l’accento su una situazione per molti versi inaccettabile: quella di chi scende sotto la soglia consentita anche per un solo giorno e si ritrova a pagare cifre molto alte tra commissioni bancarie sullo scoperto e tassi di interesse relativi.

    La media di questi costi sul conto corrente in rosso si aggira intorno ai 40 euro secondo le stime fornite dall’associazione dei consumatori, che sottolinea come in alcuni casi si raggiunga cifre recordo. La simulazione effettuata da Altroconsumo ha portato i seguenti risultati: 51,54 euro di Carige, 76,61 euro della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, 51,41 euro di Banca Sella, 51,72 euro del Monte dei Paschi di Siena, 51,71 euro di Ubi Banca.

    Costi sul rosso: dibattito e riforme

    Queste cifre si riferiscono soprattutto a spese fisse di gestione della banca e si applicano anche a scoperti molto contenuti, che dovrebbero di norma generare un interesse intorno ai 2 euro. E’ proprio contro questi costi fissi che le associazioni si battono. Il tema peraltro è stato accolto anche dai partiti politici, che hanno presentato un emendamento al decreto banche in cui viene ribadita la richiesta di cancellazione di ogni tipo di commissione sul rosso sotto i 1.000 euro o inferiore ad un periodo di tempo di 30 giorni. Si tratta di un intervento che il governo Monti aveva già pensato ai tempi del provvedimento Salva Italia, poi ritirato per la protesta delle banche e le dimissioni del presidente dell’Abi Giuseppe Mussari.

    Anche così però nel decreto sulle liberalizzazioni si suggeriva l’introduzione di una commissione di istruttoria veloce determinata in misura fissa, e in aggiunta l’esenzione per clienti che sforano per piccole somme e per pochi giorni (come accade ad esempio quando si attende l’accredito dello stipendio o della pensione). Norme che regolarmente le banche ignorano, aiutate in questo senso dal Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio, che a oltre tre mesi dall’approvazione della delibera decisa dal decreto Salva Italia ancora non dato il via all’emanazione, consentendo di fatto ad ogni istituto di operare come crede.

    L’Associazione ha quindi deciso di domandare formalmente alla Commissione rendere esplicita l’entità della somma e dei giorni di sforamento che garantirebbe l’esenzione, suggerendo a questo proposito l’esenzione di commissioni per 1.000 euro di sconfinamento e per un massimo di 30 giorni. Tutto però tace, e anche la nuova legge sulle semplificazioni fiscali non porta novità in merito, se non l’introduzione finalmente del conto corrente a costo zero per i pensionati sotto una certa soglia.

    Caro banca: quanto costa un conto corrente

    commissioni conto corrente

    Le commissioni sul rosso sono però soltanto un aspetto del caro banca in Italia. Un conto corrente porta con sé una serie di costi peraltro non sempre trasparenti ed evidenti alla firma del contratto. Lo scoperto è comunque il tema più scottante in un periodo in cui le famiglie faticano ad arrivare a fine mese e a far fronte alle spese (per esempio le difficoltà a ripianare i debiti hanno costretto Equitalia ad ampliare i piani di rateazione). I balzelli bancari sono molti, e tutti concorrono all’aumento esponenziale dei costi che il contribuente deve sostenere.

    Vediamo alcuni esempi per capire meglio quanto costa un c/c: per un bonifico in cassa verso un’altra banca si pagano 6,23 euro in media, per l’invio dei documenti fino a 12 euro, per gli avvisi via sms anche 2 euro al mese, per la richiesta allo sportello del saldo e della lista movimenti 1 euro. Gli unici a risparmiare sono coloro che si affidano alle banche online, che ormai di norma eliminano ogni costo di gestione consentendo in media il 18% di risparmio. Purtroppo però l’online è ancora poco diffuso in Italia, perché sia i cittadini che le aziende preferiscono il contatto con gli operatori di sportello.

    Secondo l’Abi un conto corrente medio italiano costa oggi 122 euro, cui va aggiunta l’imposta di bollo annua del valore di 34,20 euro. Se si considera però un conto rivolto a famiglie ad operatività media, il costo sale a 144 euro in caso. L’unico modo per far risparmiare come detto sono i canali diretti, online in testa (costo medio 100 euro) o i conti per i giovani (95 euro l’anno che possono scendere anche a 81 utilizzando l’online). Per loro natura però questi sono “sconti” limitati e non disponibili per tutti.

    Data questa realtà, il taglio alle commissioni (in genere, non solo sullo scoperto) gioverebbe sia ai privati che alle imprese, che si finanziano con le linee di credito. Bisogna poi considerare che la commissione sul rosso ufficialmente non esiste più, sostituita da una generica tassa Manca Fondi che in sostanza è il vecchio balzello con un vestito nuovo. Una trappola da 50 euro al giorno o 74 euro mensili con un tasso applicato sul rosso che sfiora cifre da capogiro, in media tra il 13,5% e il 16,6% se si va oltre il fido concesso, anche il 17% in assenza di fido. La situazione è destinata a cambiare? Pare poco probabile visto quel che è successo negli scorsi mesi, quando il governo aveva tentato una riforma a favore dei contribuenti.