Colloquio di lavoro: 8 domande e risposte frequenti che potrebbero tornarti utili

Colloquio di lavoro: 8 domande e risposte frequenti che potrebbero tornarti utile. Perché quando siete davanti al selezionatore dovete apparire sciolti, sicuri di voi, per niente intimoriti. Alcuni stratagemmi vi aiuteranno a esserlo

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    Colloquio di lavoro: 8 domande e risposte frequenti che potrebbero tornarti utili

    State per affrontare un colloquio di lavoro allora queste 8 domande e risposte frequenti potrebbero tornarti utili. E’ vero che ogni colloquio per una nuova assunzione è diverso dall’altro, ma ci sono delle cose in comune. I selezionatori usano spesso fare alcune domande e quindi ci si può allenare su quali risposte dare per apparire spontanei, sicuri, senza tentennamenti. E, naturalmente, piacere alla persona che ci sta esaminando. Senza dare l’impressione, naturalmente, di aver imparato la lezione a a memoria.

    “Perché dovremmo assumerla?”

    Questa è spesso la prima o l’ultima domanda di un colloquio di lavoro.

    Dovete dire perché vi interessa e desideriate proprio quel lavoro. Si possono elencare le conoscenze, le competenze e le qualità che vi rendono abili proprio per la posizione richiesta. Meglio essere molto specifici e non essere modesti. Se chi sta davanti a voi cerca l’esperienza, potrete dirgli: “Porterò tot anni di esperienza sul campo, esperienza che si è progressivamente allargata a tutti gli ambiti di gestione della qualità. Negli ultimi anni, presso la mia azienda attuale, siamo riusciti a ottenere importanti risultati quali…”.

    Se vi state proponendo a un concorrente della nostra azienda, potrete aggiungere: “Ho fatto alcuni studi interessanti di benchmarking e di analisi della concorrenza che mi hanno portato a selezionare i migliori strumenti di gestione della Qualità nel nostro settore. Credo vi potrebbero interessare”.

    “Perché vuole un lavoro per il quale è fin troppo qualificato?”

    Magari avete risposto a un annuncio per una posizione che non sembra proprio adatta per voi. L’azienda si interrogherà allora sui motivi, temendo che possiate a breve lasciare il nuovo lavoro creando così un problema a chi gestisce il personale. La risposta adatta: “So che posso sembrare troppo qualificato per questa posizione. Alcuni datori di lavoro potrebbero decidere di non assumermi perché hanno paura che io non sia contento del nuovo lavoro e inizi presto a cercarne uno nuovo. Tuttavia, vorrei che fosse chiaro che sono davvero molto interessato a questa posizione e credo che potrei portare a questo lavoro qualcosa che ad altri, con competenze inferiori alle mie, non sarebbe possibile portare“.

    E ancora: “In questo momento della mia vita apprezzo la stabilità (o il fatto di poter lavorare vicino a casa), potendo programmare con serenità i miei impegni. Vi prometto che occuperò questa posizione per un po’ di anni e durante questo periodo di assicuro che farò di tutto perché la posizione si sviluppi in linea con i miei interessi e le mie competenze perché credo ci sia molto spazio di crescita da quello che vedo. Le assicuro che non si pentirà di avermi assunto, come sono certo che non me ne pentirò io”.

    “Che cosa le piace di più del suo attuale lavoro?”

    Già, se vi piace perché lo lasciate? Domanda trabocchetto, si direbbe. Rispondete sinceramente, ma non troppo. Sottolineate che anche nel nuovo lavoro potrete ritrovare ciò che vi piace in quello attuale. Concentratevi sulle performance delle persone, su un buon lavoro piuttosto che su benefit, stipendio o condizioni particolari di cui godete al momento.

    Esempio: “Mi piace lavorare con un team di persone competenti, professionisti energici che si dedicano a progetti innovativi che mi hanno permesso di imparare cose nuove. Non vedo l’ora di lavorare in un ambiente simile, che incoraggi gli sforzi del gruppo, l’iniziativa e l’assunzione di rischi. Ma la cosa che per me è davvero importante è vedere i risultati tradotti in nuovi clienti e nuovi progetti”.

    “Che cosa le piace di meno del suo attuale lavoro?”

    Meglio parlare delle cose negative che siete riusciti a migliorare, sottolineando dunque che avete spirito d’iniziativa e di problem-solving. La risposta migliore è questa: “Non mi piaceva dover lavorare sempre in condizioni di stress per gestire le emergenze ed essere costretto a fare gli straordinari solo perché non si riusciva a rispettare le scadenze in quanto si lavorava male. Mi piace organizzare il mio lavoro per tempo e sono bravo a farlo”.

    Dunque: “Quando sono arrivato in azienda, ho capito subito che si lavorava reagendo ai problemi, non anticipandoli. Ecco perché eravamo sempre angosciati e dovevamo lavorare il doppio per rispettare le scadenze”. In conclusione: “Svolgevo il mio lavoro, ma non lo pianificavo, e questo mi impensieriva parecchio. Ma all’inizio ho potuto fare ben poco se non adattarmi. Con il tempo e con tanto impegno, sono riuscito a pianificare in maniera realistica il mio lavoro e a soddisfare tutte le parti interessate, rimanendo in linea con le tempistiche e affrontando il lavoro con maggiore serenità”.

    “Che cosa le piace di più del suo attuale datore di lavoro?”

    Dovete dimostrare il vostro apprezzamento per i principi che sono alla base dei compiti di un responsabile, non tanto sulla sua personalità: “Il mio attuale capo lavora davvero bene e sa gestire i collaboratori. Ha sempre la porta aperta per noi, per incoraggiare la comunicazione a due vie: verso il basso e verso l’alto. Ha creato un ambiente di lavoro congeniale al miglioramento delle prestazioni e dà costantemente una mano ai suoi collaboratori. Conosce i nostri punti di forza e cerca di usarli nel migliore dei modi, facendoci fare gruppo con chi può tirare fuori le nostre qualità. Un giorno mi piacerebbe diventare un responsabile come lui”.

    “Che cosa le piace meno del suo capo attuale?”

    Ciò che elencherete non dovrà assolutamente trovare riscontro nel vostro nuovo capo. Se avete parecchi motivi per essere in conflitto con il vostro capo, concentratevi solo su quelle negatività che possono anche essere interpretate come un segnale positivo: “Quello che mi piace meno è la mancanza di un feedback sulle mie performance. Il mio capo precedente ci spiegava sempre cosa aveva apprezzato nel nostro lavoro, cosa voleva che migliorassimo e questo mi ha aiutato molto professionalmente. Per quanto, dunque, il mio attuale capo sia una persona straordinaria e molto competente, mi è sempre mancata la valutazione mirata del mio lavoro. Oggi credo, però, che questo mi abbia aiutato a cercare un riscontro quando non mi viene dato e a non aspettarmi un giudizio, ma andare a cercarmelo”.

    “Qual è il suo punto forte?”

    E’ sempre difficile giudicarsi. Ma lo dovrete fare. Sarebbe meglio individuare una vostra competenza in relazione con la posizione per cui siete a colloquio. Concentratevi su quelle cose che fate bene perché vi divertono, vi piacciono, vi vengono naturali. “Mi adatto subito alle nuove situazioni di lavoro, che scatenano in me una grande energia e la voglia di imparare cose nuove. Mi piacciono le nuove sfide e lavorare con persone che hanno obiettivi ben chiari in mente. Il mio entusiasmo, comunque, non si manifesta solo per ciò che è nuovo. Mi piace iniziare e portare a conclusione un lavoro. Il mio punto di forza principale è concentrarmi su ciò che devo fare e non smettere fino a quando non ho portato a termine il compito”.

    “Qual è il suo punto debole?”

    Non dovete confessare una debolezza. Selezionatene una che potrebbe essere pure un punto forte. “Prendermi carico di troppi progetti con poco tempo a disposizione. Da questo, ho imparato a definire meglio le priorità, fissando obiettivi più realistici. Oggi so essere più mirato e produttivo nel lavoro e nella vita privata”. Non dite che non avete punti deboli, sarebbe sciocco.

    “Come lavora sotto stress?”

    Lo stress di una scadenza vicina vi fa lavorare peggio o vi fa essere più produttivi? “Non ho difficoltà a gestire scadenze ravvicinate perché lavoro bene sotto stress. Il mio modo di lavorare, però, è quello di soppesare il carico di lavoro per organizzare meglio le mie attività e per gestirle in modo sereno. Non sono uno che fa le cose solo in fase di scadenza. Il mio obiettivo è fare le cose bene e, possibilmente. finire in anticipo sulla scadenza”.