Carte revolving: cosa sono e come funzionano

Carte revolving: cosa sono e come funzionano
da in Soldi e Carriera
    Carte revolving: cosa sono e come funzionano

    Da un po’ di tempo a questa parte, sul mercato delle carte di credito si è affacciata una nuova variante che sta prendendo sempre più piede, soprattutto in Italia. Si tratta delle carte revolving, che nonostante l’apparente convenienza vanno prese con le molle, perché possono trasformarsi in una trappola succhia soldi se usate in maniera scorretta.

    Il principio di base è quello delle normali carte di credito, che consentono di effettuare pagamenti senza ricorrere ai contanti ma attingendo direttamente al conto corrente. Le carte revolving hanno per però una particolarità che le differenzia: il cliente può infatti scegliere di saldare il conto non alla fine del mese, ma dilazionando il pagamento su più rate.

    Il rimborso rateale dei soldi spesi è quel che ha spinto molte persone ad utilizzare questo tipo di carta, addirittura scegliendole in sostituzione dei prestiti personali. Molti non si rendono conto però che anche in questo caso esistono delle spese che l’utente affronta per sfruttare il pagamento a rate.

    La dilazione dell’addebito comporta infatti il pagamento di interessi sui soldi utilizzati, che possono anche essere molto alti. La rata minima di una carta revolving viene in genere scelta dal cliente alla sottoscrizione del contratto, e può essere fissata in valore assoluto (una cifra fissa al mese) oppure in percentuale sull’importo dovuto).

    Ovviamente, gli interessi si pagano solo nel caso si scelga di rateizzare il pagamento, e vengono meno se si utilizza la carta revolving come una qualsiasi carta di credito a saldo. Gli interessi delle carte revolving sono calcolati in base ai parametri Tan e Taeg.

    E’ qui che possono arrivare le stangate, visto che il tasso annuo nominale può essere superiore al 10-15% e il tasso annuo effettivo globale può anche superare il 20%.

    A queste spese di solito vanno aggiunte anche altre spese accessorie ma non meno importanti, come la quota associativa, l’invio dell’estratto conto, le commissioni sul prelievo contanti, le spese per eventuali ritardi di rimborso rata e per il superamento del limite di credito.

    Per quanto riguarda proprio i limiti di credito, di solito la cifra massimale concessa su una carta revolving viene deciso dall’ente emittente al momento della sottoscrizione in base ad una valutazione dell’affidabilità finanziaria del richiedente. Per ottenere questo tipo di carta è infatti necessario fornire tutti i propri dati personali, un documento d’identità, copia dell’ultima busta paga e/o copia di una recente bolletta.

    Il vantaggio di questo tipo di credito, che poi è anche alla base del nome revolving, è il principio secondo cui man mano che il cliente paga l’importo dovuto e i relativi interessi, il capitale cui può attingere si reintegra e torna a essere immediatamente disponibile per nuovi finanziamenti. Un principio rotativo che come detto fa la felicità degli spendaccioni, ma che comporta dei rischi finanziari seri.

    Il consiglio generale quindi è di utilizzare questo tipo di carta solo per le spese davvero urgenti e imprevedibili. Per le spese programmate sarebbe sempre meglio utilizzare le normali carte di credito a saldo.

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