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Benzina, aumento dei prezzi: cause e prospettive

Benzina, aumento dei prezzi: cause e prospettive
da in Soldi e Carriera
    Benzina, aumento dei prezzi: cause e prospettive

    Finalmente dopo giorni di prezzi sempre più alti, la benzina torna a far segnare una lieve flessione del costo al litro. Gli automobilisti possono dunque tirare un sospiro di sollievo? Non è il caso, perché diversi fattori fanno pensare che si sia trattato solo di una stabilizzazione momentanea. Ci sono tutti i presupposti perché nei prossimi giorni i prezzi possano ritornare alle stelle.

    Partiamo dal freddo dato numerico: il ribasso interessa soltanto la benzina, mentre il gasolio ha fatto segnare un leggero rialzo. La media ponderata nazionale dei prezzi della benzina fa segnare un -3 millesimi per la benzina, che quindi si attesta a 1,631 euro/litro, mentre il gasolio sale di 2 millesimi a 1,544 euro/litro. Visti gli aumenti delle passate settimane, si tratta di una magra consolazione.

    La media ponderata è ovviamente un mero dato statistico: nella realtà dei fatti a fronte di due tre compagnie che hanno effettuato un abbassamento ce ne sono altre (la maggior parte) che invece hanno rialzato ulteriormente i prezzi al litro.

    In questo senso si può notare una differenza netta tra le varie aree della Penisola: la situazione sembra migliorare al Nord, mentre il Sud Italia è quello che paga di più per l’incertezza degli scenari internazionali e per le nuove tasse decise dal governo. In alcune città è stata sfiorata la soglia di 1,7 euro per ogni litro di benzina, con il gasolio a quota 1,575 euro.

    Quali sono quindi le cause di questo aumento? Innanzitutto c’è un importante fattore derivante dalla tassazione. Dal 1 novembre 2011 l’accisa sui carburanti è aumentata infatti di 0,89 centesimi di euro per litro (8,9 euro per mille litri), per far fronte alle spese per l’emergenza dell’alluvione in Liguria e in Toscana. L’accisa sulla benzina sale così a 622,10 euro per mille litri.

    A questo nuovo balzello va poi aggiunta l’IVA, passata da qualche mese al 21%. Non c’è solo il disastro dovuto al maltempo come causa degli aumenti, visto che secondo alcune associazioni di categoria stiamo ancora pagando per la guerra civile in Libia, una delle fonti di approvvigionamento più importanti del nostro Paese.

    Quale che sia la causa, il dato di fatto è che dall’anno scorso ad oggi i prezzi non hanno mai smesso di salire, raggiungendo cifre record e portando ad un rincaro pari a quasi al 20% su base annua. Gli aumenti hanno fatto scattare l’allarme del Codacons, che pur approvando l’aumento dell’accisa a favore degli alluvionati, mette in guardia il governo dall’impoverimento del potere di acquisto dei consumatori italiani.

    Nelle parole parole di Carlo Rienzi, presidente dell’associazione, tutto il timore per l’aumento del peso a carico dei cittadini: “Siamo solidali con le popolazioni colpite dal maltempo ma riteniamo che un rincaro dei prezzi di benzina e gasolio graverà ancora una volta in eterno sulle spalle dei cittadini, perché l’esperienza insegna che provvedimenti di tale portata non sono mai a tempo determinato. Basti vedere l’infinità di imposte che gravano su ogni litro di carburante, risalenti addirittura alla guerra di Abissinia”.

    Cosa si può fare quindi per affrontare il caro carburante? L’unica soluzione, se proprio non potete lasciare l’auto a casa, sembra essere affidarsi i distributori cosiddetti bianchi, quelli senza marchio, che propongono prezzi spesso sensibilmente inferiori a quelli delle catene più importanti. La benzina low cost sta prendendo piede anche da noi, per fortuna.

    Ultima questione importante: cosa ci aspetta nei prossimi giorni? Questa è la classica domanda da un milione di euro. I prezzi a detta degli analisti dovrebbero stabilizzarsi, ma non c’è molto da gioire, perché l’ultima novità è lo sciopero dei benzinai, che potrebbe influire ancora una volta sui prezzi. Sono stati indetti 15 giorni di sciopero “contro il Governo che si rifiuta di liberalizzare il settore”. Si inizia la prossima settimana, una tre giorni di fuoco 8, 9 e 10 novembre 2011, con lo stop totale all’erogazione.

    Foto AP/LaPresse

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