Cos’è l’infarto intestinale? Cause, sintomi e sopravvivenza

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    Cos’è l’infarto intestinale? Cause, sintomi e sopravvivenza

    Sapete cos’è l’infarto intestinale? I sintomi, le cause e la possibilità di sopravvivenza? In generale l’infarto indica la morte di una parte di un organo, che sopraggiunge in seguito alla mancanza del flusso sanguigno. In particolare, nell’infarto intestinale si determina la necrosi di un tratto dell’intestino, una condizione che, in termini medici, viene chiamata ischemia intestinale. Si tratta di una condizione che colpisce prevalentemente gli anziani, ma può riguardare anche i bambini, soprattutto i neonati che nascono prematuri. Purtroppo, nella maggior parte dei casi la prognosi è infausta: il tasso di mortalità è compreso tra il 60% e il 90% dei soggetti colpiti.

    Infarto intestinale: le cause

    Le cause dell’infarto intestinale sono numerose, tutte in genere collegate col deficit del flusso sanguigno. Si può verificare un infarto intestinale arterioso, dovuto a un’ostruzione totale o parziale di un’arteria derivante da embolie o trombosi, anche a causa di aterosclerosi. Altre cause occlusive sono quelle di origine venosa, con occlusione parziale o totale di una vena, flogosi addominali, conseguenze di pancreatiti, appendiciti o diverticoliti o stati paraneoplastici.

    Tuttavia ci possono essere anche, per l’infarto intestinale, cause non occlusive. In queste condizioni l’infarto intestinale può essere determinato da grave ipotensione, da infezioni, dal fatto che il sangue circola con difficoltà perché è troppo denso, da spasmo dei vasi sanguigni o da insufficienza cardiaca, che si verifica quando il cuore non riesce a mandare in circolo abbastanza sangue per le esigenze dei tessuti. Quindi, in queste situazioni, l’infarto intestinale può subentrare anche ad un infarto cardiaco.

    Nonostante si tratti di una patologia piuttosto rara nella popolazione (rappresenta l’1-2% delle cause di addome acuto), l’infarto intestinale negli anziani (sopra i 50 anni) è più frequente. Tra i fattori di rischio dell’infarto intestinale: l’alimentazione sregolata ed eccessiva, il fumo e la pressione molto bassa.

    Infarto intestinale: i sintomi

    Infarto intestinale: quali sono i sintomi principali? Possono essere variabili, ma principalmente è presente una sensazione dolorosa. I segnali premonitori possono essere individuati in sindromi da malassorbimento e in angina abdominis. Quest’ultima si manifesta con dolore addominale associato alla funzione della digestione, con eventuale calo del peso corporeo. Inoltre, i sintomi dell’infarto intestinale possono essere: dolori addominali molto intensi, vomito, a volte diarrea con sangue e possibilità di cadere in uno stato di shock.

    Infarto intestinale: la sopravvivenza

    Infarto intestinale: qual è la sopravvivenza? La prognosi dell’infarto intestinale è, nella maggior parte dei casi, molto severa, l’esito è infatti sovente fatale. Purtroppo con un infarto intestinale acuto, la morte è una delle ipotesi più plausibili. In ogni caso con un infarto intestinale, le conseguenze sono sempre piuttosto importanti: si può andare incontro alla necrosi di una parte dell’intestino, poiché le cellule vanno incontro alla morte non ricevendo più ossigeno tramite il sangue. Può verificarsi la stenosi dell’intestino: un tratto di quest’organo si restringe e deve essere rimosso, per evitare l’occlusione intestinale. Può subentrare la peritonite, l’infezione della membrana che riveste le viscere addominali, con conseguente infezione. Quest’ultima può condurre il soggetto colpito da infarto intestinale, anche alla sepsi generica: l’infezione dell’addome si immette nel circolo sanguigno e intacca l’intero organismo.

    Infarto intestinale: terapie

    Nell’infarto intestinale del tenue, la diagnosi deve essere fatta tempestivamente. Se viene individuata un’occlusione vascolare mesenterica è importante intervenite con un trattamento anticoagulante e trombolitico; mentre se è causato da insufficiente apporto vascolare, dovrà essere ristabilito tempestivamente un corretto volume ematico e tono pressorio. Se la diagnosi arriva oltre le 6-8 ore, bisogna inevitabilmente ricorrere all’intervento chirurgico. Il chirurgo ha l’onere di ripristinare la pervietà dei vasi mesenterici e valutare il tratto intestinale affetto da tagliare. Per l’infarto intestinale, il decorso postoperatorio dipende fondamentalmente dalle condizioni del paziente e dalla porzione di intestino andata in necrosi.

    La prognosi, come spiegato poc’anzi, in caso di infarto intestinale massivo è quasi sempre infausta.

    Infarto intestinale: alimentazione e prevenzione

    E’ possibile ridurre il rischio di infarto intestinale, apportando alcune semplici modifiche al proprio stile di vita, che aiutano a prevenire l’aterosclerosi. Per evitare un infarto intestinale, la dieta è fondamentale, scegliendone una ricca di frutta, verdura e cereali integrali e riducendo, inoltre, la quantità di zucchero aggiunto, carboidrati, colesterolo e grassi.

    Si consiglia poi, per evitare un infarto intestinale, di:

    - Evitate il fumo;

    - Praticate regolare esercizio fisico: l’ideale sono almeno 30 minuti al giorno;

    - Mantenere un peso adeguato alla vostra altezza.

    Infine è importante tenere sotto controllo i seguenti problemi di salute:

    - Pressione alta (ecco sintomi e rimedi);

    - Colesterolo alto (ecco cause, sintomi e rimedi);

    - Diabete o altre malattie che aumentano il rischio di aterosclerosi.