Truffe auto: le più diffuse da cui difendersi

Truffe auto: le più diffuse da cui difendersi
da in Consigli Motori, Motori
Ultimo aggiornamento: Lunedì 16/05/2016 16:00

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    Tra le più diffuse truffe di vendita auto da cui difendersi abbiamo selezionato 3 tra le più comuni: la truffa dei chilometri portati indietro, quella dell’acquirente estero, e l’imbroglio rischio riciclaggio. Che si tratti di un concessionario o di un privato in generale poco importa. Spesso pare inoltre esistere una particolare fiducia, a volte mal riposta, nei confronti dei rivenditori autorizzati, a discapito dei privati che intendono vendere la propria auto usata. Capita molto spesso di trovarsi di fronte ad una dubbia decisione, alcune volte si ha la paura di incorrere nelle più classiche delle truffe e quindi si preferisce fare altre scelte in base anche a questo forte timore. All’interno del settore automobilistico, soprattutto per quanto riguarda il mercato dell’usato, esistono alcune tipologie di truffe molto sfruttate e che sarebbe meglio conoscere prima di gettarsi in un acquisto di questo genere.

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    Una delle truffe più diffuse nel panorama automobilistico è certamente quella dei chilometri portati indietro per le auto usate. Tramite degli appositi strumenti è possibile scalare indietro i chilometri desiderati fino a portare il mezzo anche alle impostazioni di fabbrica. Questa è una truffa molto famosa ma alcuni sembrano aver trovato piccoli consigli per smascherarla. Tutti i compratori al momento dell’acquisto propendono sempre verso un’auto con meno strada percorsa, in questo caso i chilometri reali sono molti di più (solitamente almeno 30.000 km) rispetto a quelli segnati dal conta chilometri in questione. Si può smascherare questa truffa tramite un paio di telefonate o portando il mezzo a revisionare presso un nostro meccanico di fiducia. Visualizzando il libretto, il registro di manutenzione e gli adesivi relativi alla revisione si possono già notare alcune incongruenze ad esempio tra i tagliandi effettuati ed il numero di chilometri indicati; un primo campanello d’allarme.

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    L’inganno dell’acquirente estero è una truffa molto meno diffusa rispetto alla precedente. Non sono moltissime infatti le persone che cadono ancora in questo tranello; la crescente informazione e la diffidenza sono stati in questo caso la prima arma di difesa del cittadino. La seguente truffa è ai danni del venditore; al momento della messa in vendita del mezzo verremo contattati da un presunto acquirente che si trova fuori Italia. Interessato ad acquistare l’auto senza vederla personalmente ma solo tramite alcune foto, il nostro truffatore vorrà effettuare un accredito a nostro carico e richiederà le coordinate IBAN e SWIFT. A questo punto l’acquirente estero ci farà contattare da un suo complice che spacciandosi per un presunto funzionario amministrativo ci chiederà di pagare una tasse per “sbloccare l’accredito” vicina al 7,5% del totale. Questo particolare raggiro non riguarda soltanto l’ambito automobilistico, molto diffuso anche nel settore immobiliare.

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    Un’altra truffa diffusa sempre ai danni del venditore del mezzo è quella relativa al rischio riciclaggio. Anche in questo caso l’acquirente potrebbe risultare all’estero ed inoltre proporci una cifra superiore al valore indicato nell’annuncio. Questo è un primo campanello d’allarme; chi mai infatti offrirebbe una cifra maggiore rispetto a quella richiesta da un venditore? A questo punto il truffatore ci proporrà, in cambio di una piccola commissione a nostro favore, di restituirgli l’accredito versando il tutto in un altro conto corrente a lui intestato. Questo procedimento si chiama riciclaggio e in Italia è punibile con una pena dai quattro ai dodici anni.

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