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Andy Warhol è il re delle aste: la vendita del Triple Elvis batte persino la Primavera di Manet

Andy Warhol è il re delle aste: la vendita del Triple Elvis batte persino la Primavera di Manet
da in Relax
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    Andy Warhol è il re delle aste: la vendita del Triple Elvis batte persino la Primavera di Manet

    Andy Warhol si conferma il re delle aste, oltre che della Pop Art. E’ di questi giorni la notizia che nel corso delle consuete aste serali d’autunno a New York, l’opera ‘Triple Elvis’, realizzata nel 1963, è stata venduta per quasi 82 milioni di dollari (81.925.000 per l’esattezza), ovvero circa 65 milioni di euro, ad un collezionista europeo che ha voluto mantenere l’anonimato. Ben al di sopra della cifra stimata, che si aggirava intorno ai 60 milioni di dollari. Peraltro da Christie’s, nella sala del Rockefeller Plaza, Andy Warhol ha conquistato non solo il primo ma anche il secondo posto nella top ten, con la vendita di un’altra opera intitolata ‘Four Marlons’, realizzata nel 1966. Due opere che hanno fatto la loro apparizione per la prima volta sul mercato.

    Il ‘Triple Elvis’, un trittico di Elvis Presley nei panni di un cowboy in bianco e nero, ha raggiunto dunque la cifra astronomica di 82 milioni di dollari; il secondo classificato, il ‘Four Marlons’, che fu ispirato da una pubblicità dell’attore Marlon Brando per il film ‘The Wild One’, chiude l’asta per 70 milioni di dollari.

    Entrambe però non hanno eguagliato la cifra ancor più incredibile raggiunta dal ‘Silver Car Crash’, venduto nel novembre del 2013 per 105.4 milioni di dollari.

    Nei giorni scorsi è stata venduta un’altra opera, simbolo dell’arte contemporanea americana, la celeberrima ‘Flag’ di Jasper Johns. L’opera del grande maestro della Pop Art ha chiuso l’asta da Sotheby’s, a New York, per 36 milioni di dollari. La stima della ‘Bandiera’ degli Stati Uniti, dipinta nel 1983, era di 15-20 milioni.

    Flag di Jasper Johns

    E pensare che solo una decina di giorni fa, sempre tra le mura di Christie’s, a New York, ha fatto timidamente capolino un capolavoro realizzato nel 1881 da Edouard Manet. ‘La Primavera’, raffigurante una celebre attrice dell’epoca, di profilo, con un ombrello leggermente posato sulla spalla, è stata venduta per 65 milioni di dollari, un record per l’artista impressionista francese. La preziosa opera apparteneva alla stessa famiglia da oltre un secolo, soltanto negli ultimi 20 anni era stata data in prestito alla National Gallery of Art di Washington.

    La Primavera di Manet

    Le cifre parlano chiaro: il gusto contemporaneo sembra preferire un Elvis prodotto in serie, ideato dal re della Pop Art, Andy Warhol, ad un ritratto di signora, dal tocco gentile, realizzato per mano del più grande interprete della pittura pre-impressionista.

    Certamente quando è di arte che si parla, stabilire una scala di valori diventa praticamente impossibile, tuttavia, una considerazione è d’obbligo.

    La Pop Art crea utilizzando il medesimo linguaggio della pubblicità e risulta dunque perfettamente conformata alla società dei consumi che l’ha prodotta. L’artista, in questo modo, si riduce ad una sorta di manipolatore di immagini. L’impressionismo invece, di cui Manet è padre e precursore, rivoluziona per sempre la tecnica pittorica, concentrandosi fondamentalmente sull’impatto ottico della visione e aprendo la strada all’arte contemporanea.

    La Pop art, dal canto suo, trasmette tutta la profonda l’estraneità dell’individuo dalla vita contemporanea e il suo assoggettamento al consumismo. Sarà dunque, il fatto che l’uomo di oggi vi si identifica (se pur inconsciamente), la ragione per cui è così compresa ed apprezzata?

    Potrà comunque giustificare gli 82 milioni di dollari del ‘Triple Elvis’, a dispetto dei ‘soli’ 65 milioni de ‘La Primavera’ di Manet?

    A voi l’ardua sentenza.

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