Vizio di forma di Thomas Pynchon

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    Vizio di forma di Thomas Pynchon

    Avvicinarsi a un personaggio come Thomas Pynchon è sempre operazione rischiosa. Nel mondo della letteratura si contano davvero sulle dita di una mano gli autori che, come lui, riescono a dividere in modo talmente netto i giudizi di critici e lettori. C’è chi lo considera un genio e chi, al contrario, un incapace. Le polemiche non hanno risparmiato neanche l’ultimo Vizio di forma.

    La verità assoluta non esiste, ma in questo caso parliamo decisamente di genio. Pynchon non è uno scrittore normale, e questo è un dato assodato. Pynchon gioca con la letteratura, fino a diventare un autore meta-letterario, interessato più alla forma che alla sostanza. Il che è la sua gloria ma anche la sua condanna.

    Questa sua voglia di giocare è anche l’aspetto più criticato da chi lo considera un giocoliere interessato più a sbalordire il lettore che a raccontare una storia. Ma questo gioco nasconde sempre e comunque un’analisi impietosa sui lati oscuri della cultura degli Stati Uniti: Pynchon racconta gli sconfitti, i falliti, le storie nell’ombra. L’eroe e la gloria non interessano.

    Vizio di forma, scritto nel 2009 e arrivato solo ora in Italia, edito da Einaudi al prezzo di € 20,00, non fa certo eccezione. Le caratteristiche dei suoi romanzi precedenti ci sono tutte anche qui. Protagonista è Doc Sportello, investigatore privato con una passione smodata per le droghe e il surf, contattato da Shasta una vecchia fiamma che gli rivela l’esistenza di un complotto per rapire il suo nuovo amante, un costruttore miliardario.

    Neanche il tempo di iniziare a indagare, e Doc si ritrova arrestato per l’omicidio di una delle guardie del corpo del costruttore, sparito insieme a Shasta. Sembra un noir, ma dato che parliamo di Pynchon, non tutto quel che sembra è: tra le pagine si nascondono quindi collezioni di cravatte con donnine discinte, falsi biglietti da venti dollari con il ritratto di Richard Nixon, un’associazione di dentisti assassini nota come Zanna d’Oro, che è però anche il nome di un cartello indocinese dedito al traffico di eroina.

    Thomas Pynchon, classe 1937, è uno di quegli autori che o si amano alla follia o si rifiutano a priori. Fin dal suo primo romanzo V. le reazioni sono state queste, nessuna via di mezzo. Un autore misterioso, che non compare mai in pubblico e non rilascia interviste, riducendo al minimo i contatti con il mondo esterno. Sembra egli stesso un personaggio dei suoi romanzi, che raccontano realtà false che sembrano vere e realtà vere che sembrano false.

    L’intelligenza del lettore è il bersaglio della sua scrittura. Quindi se cercate una lettura veloce e semplice dirigetevi altrove, ma se le sfide vi piacciono, e se comunque apprezzate uno stile ironico e le storie pulp e noir ma fuori dagli schemi, Thomas Pynchon, e in particolare Vizio di forma (ma anche il precedente Vineland) è ciò di cui avete bisogno.