Lou Reed, le canzoni più belle del poeta del rock [VIDEO]

Lou Reed, le canzoni più belle del poeta del rock [VIDEO]
da in Musica, Spettacoli

    Con la morte di Lou Reed, avvenuta il 27 ottobre 2013, se ne va un pezzo della storia del rock, l’ennesimo di un anno che sembra maledetto per gli amanti della buona musica. Il cantante aveva 71 anni e non è ancora stata resa nota la causa del decesso (lo scorso maggio era stato sottoposto a trapianto di fegato). Una vita vissuta sempre in bilico tra capolavori artistici e problemi personali, droga su tutti. Il suo nome è legato in maniera indissolubile ai Velvet Underground, band da lui fondata nel 1966, ma la sua carriera da solista, dagli anni ’70 al 2011, non è stata certo da meno. Dal rock al glam, dai solisti alla collaborazione con David Bowie, vogliamo rendere omaggio a questo grande artista con le canzoni più belle di Lou Reed.

    Walk on the Wild Side (1972): dopo la rottura con i Velvet Underground, Lou Reed si trova a un bivio importante per la sua carriera. E’ in questo momento che incontra David Bowie, che decide di aiutare uno dei suoi idoli producendo Transformer, album che diventerà il suo classico per eccellenza. In scaletta troviamo anche Walk on the wild side, che in Italia viene ripresa da Patty Pravo con I giardini di Kensington).

    Perfect Day (1972): Transformer ci regala anche quella che è forse la canzone più famosa in assoluto di Lou Reed. Senza dubbio Perfect Day è il brano che tutti associano al poeta del rock, anche i profani che in realtà non sanno nulla di lui. Il merito non è solo della potenza di un testo iconico ma anche del regista Danny Boyle, che l’ha voluta per il film Trainspotting.

    Satellite of Love (1972): chiudiamo il nostro viaggio in Transformer con questa canzone splendida, creata da Lour Reed qualche anno prima per essere inclusa in un album dei Velvet Underground.

    Dopo la separazione l’artista ha deciso di rivedere musica e testo e pubblicarla nel suo secondo album solista. Si tratta di uno dei punti più alti della sua carriera, con tanto di ausilio di David Bowie nei cori.

    Sweet Jane (1974): dopo aver pubblicato il concept album Berlin, Lou Reed da alle stampe il suo primo live da solista, Rock n Roll Animal. Un disco strano, perché in scaletta presenta solo canzoni dei Velvet Underground rilette per l’occasione, tralasciando la carriera solista. Il motivo è nella presa di posizione della RCA, casa discografica che aveva bocciato l’idea di un doppio album (così come accaduto in precedenza per Berlin). Sweet Jane apre il live con una intro in stile Grateful Dead.

    Coney Island Baby (1975): il singolo che da il titolo all’ultimo album per la RCA, che arriva dopo il disco della ‘rottura’ Metal Machine Music e un disastroso tour (che ha toccato anche l’Italia). E’ un periodo nero per Lou Reed, sull’orlo di un esaurimento nervoso e scosso dall’abuso di metedrina. Nonostante tutto Coney Island Baby è un bel disco di rock, il più intimo a livello di testi, che si focalizzano sulla sua omosessualità. La canzone omonima è forse la ballata più bella di Lou Reed.

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