L’isola dei naufraghi di Natsuo Kirino

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    L’isola dei naufraghi di Natsuo Kirino

    La letteratura proveniente dal Giappone ha avuto negli ultimi anni una spinta notevole, soprattutto grazie all’enorme successo di Haruki Murakami. Natsuo Kirino, scrittrice classe 1951, è una degli esponenti più acclamate di questa ondata, e torna sui nostri scaffali con il nuovo romanzo L’isola dei naufraghi.

    Bisogna subito premettere che Natsuo Kirino, a differenza di Murakami che ha sempre trovato quasi tutti concordi nei giudizi positivi, è un’autrice che ha fin da subito diviso il pubblico tra ferventi sostenitori e critici feroci. Forse solo Le quattro casalinghe di Tokyo, considerato il suo capolavoro, ha trovato unanimità di giudizio. Già i più recenti Grotesque e Real World avevano fatto storcere il naso a molti.

    Premessa necessaria perché questa sua ultima opera, L’isola dei naufraghi, è destinata a dividere il mondo in maniera ancora più netta. I critici della sua scrittura troveranno pane per i propri denti in queste 300 pagine, mentre i fan della prima ora la difenderanno comunque a spada tratta. Dov’è la verità? Come spesso accade, sta nel mezzo. L’isola dei naufraghi non è certo un capolavoro, e neanche vi si avvicina lontanamente, però presenta comunque buoni spunti, in pieno stile Kirino.

    La storia ricorda per l’incipit e per la struttura generale la fortunata serie Tv Lost: Kiyoko e il marito Takashi finiscono su un’isola disabitata al largo di Taiwan e delle Filippine in seguito a un naufragio. Dopo sei mesi di desolata sopravvivenza vengono raggiunti da ventitré giovani maschi giapponesi, anch’essi naufraghi, e poi da undici cinesi, abbandonati lungo la tratta dei clandestini verso il Giappone.

    Al centro del racconto c’è l’isola, che i naufraghi decidono di chiamare Isola di Tokyo e che è un vero e proprio paradiso in terra, dove non esiste alcun problema di sostentamento o riparo. L’unico vero problema è che Kiyoko è l’unica donna tra un esercito di uomini. Viene quindi eletta a regina dal clan dei giapponesi da tutti desiderata. Ogni due anni una sorta di lotteria decide chi sarà il marito della donna, in un crescendo di erotismo e suspense che sono poi il vero punto forte del romanzo.

    Dietro la metafora che regge L’isola dei naufraghi si legge una critica al sistema sociale moderno, ma non c’è certo la profondità sociologica del già citato capolavoro sulle quattro casalinghe. Qui tutto è un po’ troppo sensazionalistico, e anche se scorre molto velocemente, questo racconto lascia al lettore meno di quanto avrebbe potuto, se non una sensazione di occasione persa. L’isola dei naufraghi è edito da Giano al prezzo di € 17,00.