Le attrici anni ’60 più belle e sensuali [FOTO]

da , il

    Così vicine eppure così lontane: le attrici sex symbol degli anni ’60 sono lo specchio fedele di come la società civile stia cambiando radicalmente rispetto agli anni ’50. Si tratta di pochi anni di distanza, eppure quando si aprono gli anni ’60 si respira l’aria di una svolta epocale. La guerra mondiale è lontana ma al contempo si aprono nuovi fronti di conflitto, il pensare comune deve fare i conti con problemi nuovi come l’emancipazione della donna e la parità razziale. I modelli cambiano e i media si adeguano, ad Hollywood ma non solo: tutto questo è evidente nel ruolo delle attrici e nel crollo del vecchio divismo.

    La televisione ha dato un duro colpo al mito della Hollywood classica, quella delle celebrità lontane dal pubblico, quasi divine nel loro essere fuori portata per i comuni mortali. Il piccolo schermo porta lo spettacolo nella quotidianità delle famiglie, che godono della ricchezza economica del periodo ma devono fare i conti con una strisciante insicurezza dei modelli culturali. Nasce il rock and roll, le minoranze richiedono a gran voce rispetto e parità di diritti, prendono piede anche i movimenti femministi per la liberazione sessuale, che vogliono portare la donna fuori di casa e lontano dagli stereotipi della moglie docile e madre affettuosa. La mente dello spettatore (e dei produttori) è colma di contraddizioni, e questo è un particolare non da poco, perché le attrici del periodo devono fare i conti con questa doppia visione: si passa dalla bambola di Marilyn Monroe (che muore nel 1962) alla Barbarella di Jane Fonda, icona sexy del decennio nonché attivista politica.

    La donna degli anni ’60 deve mescolare bellezza e intraprendenza, non limitandosi ad essere sensuale oggetto del desiderio ma trasformandosi in consapevole artefice del proprio destino. Se nel cinema classico persino la femme fatale era in fondo involontaria causa delle sciagure maschili, negli anni ’60 la donna è protagonista attiva anche sullo schermo, soprattutto quando fa da contorno. E’ il caso, ad esempio, della Bond Girl: nel 1962 esce in sala Agente 007 – Licenza di uccidere, primo film della fortunata serie tratta dai romanzi di Ian Fleming. Accanto a Sean Connery troviamo una meravigliosa Ursula Andress nei panni succinti di Honey Ryder, prima rappresentante di una stirpe gloriosa che, nei soli anni ’60, avrebbe contato anche Daniela Bianchi, Eunice Gayson, Honor Blackman, Shirley Eaton, Claudine Auger, Akiko Wakabayashi e Diana Rigg.

    Se Ursula Andress in bikini ha segnato l’immaginario collettivo del secolo scorso, non da meno è stata Raquel Welch, tra le più grandi sex symbol della storia del cinema, che nel 1966 reclama a gran voce il suo ruolo nella memoria erotica maschile grazie al ruolo della prosperosa Loana in Un milione di anni fa. La Welch è sintomo di una scissione: se da un lato, come detto, si impone un modello di donna più emancipato, dall’altro gli anni ’60 glorificano le maggiorate come mai fatto prima, aprendo la strada alla commedia degli anni ’70, soprattutto in Italia. Jayne Mansfield a cavallo tra anni ’50 e ’60 è stata forse la più famosa del lotto, insieme alla pin-up Bettie Page, ma l’Italia rispondeva alla grande con Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Sylva Koscina, Maria Grazia Buccella e Rosanna Schiaffino. La Francia, da parte sua, si spingeva già oltre verso la donna predatrice degli anni ’70, con Brigitte Bardot e Catherine Deneuve in testa, mentre in Italia la più alta rappresentante del genere è senza dubbio Laura Antonelli, il cui esordio avviene nel 1969 con Venere in pelliccia.