Speciale Natale

Habemus Papam di Nanni Moretti: recensione

Habemus Papam di Nanni Moretti: recensione
da in Cinema, Spettacoli
Ultimo aggiornamento:

    Il ritorno in sala di Nanni Moretti si trasforma sempre in un evento, e si capisce bene il perché. Non solo Nanni è uno degli autori più importanti del cinema italiano di ieri e di oggi, capace di leggere il presente (e perché no, anche il futuro) come pochi, ma è anche un autore per così dire autarchico (citando uno dei suoi primi lavori).

    Questo significa che, durante le riprese dei suoi film, il set diventa un campo blindato, da dove è impossibile lasciar trapelare indiscrezioni, curiosità o immagini, a meno che non lo voglia il regista stesso. Capirete quindi che, nel momento stesso in cui si è diffuso il titolo della nuova opera, Habemus Papam, la curiosità è salita a mille.

    E con la curiosità anche le prime polemiche dei soliti noti, del tutto campate in aria e basate sulla semplice ipotesi (nata da titolo) che l’oggetto dello sguardo del regista fosse questa volta non un politico qualsiasi, ma addirittura il Papa. Accuse di blasfemia preventiva si son sprecate, stupide come coloro che le hanno lanciate.

    Habemus Papam arriva nelle sale ben cinque anni dopo la discussa opera Il Caimano, che prendeva di mira le derive oscene della politica italiana, regalando peraltro ai giornalisti un nuovo termine da utilizzare per riferirsi al potente presidente del consiglio. A differenza de Il Caimano, però, questo nuovo lavoro nasce da una spinta artistica prima ancora che da una necessità di dire la propria su Berlusconi.

    Insomma, a dirla tutta, era dal 1998, anno di uscita di Aprile, che Nanni Moretti non ci regalava un film di altissimo livello, perché anche il precedente La stanza del figlio, nonostante le lodi ricevute un po’ ovunque, non spiccava certo nella filmografia del regista, piena di perle di ben altro valore (citiamo a caso Ecce Bombo, Bianca, Caro Diario).

    Con Habemus Papam si torna a ridere in un film di Moretti. Non si tratta di un film comico, ovviamente, né tanto meno di una delle solite commedie inutili che affollano il panorama delle produzioni italiane, ma chi conosce il regista sa bene che i suoi film spesso si reggono su un equilibrio delicato tra momenti di risata intelligente e momenti di malinconia e riflessione.

    Ecco, Habemus Papam in questo senso ha trovato l’equilibrio perfetto. Le due fasi sono addirittura incarnate in due personaggi diversi, ovvero il neo eletto Papa interpretato da Michel Piccoli (l’elemento riflessivo e profondo) e lo psicologo Nanni Moretti (l’elemento divertente, in grado anche con un solo sguardo o con la postura di strappare una risata).

    Certo, far ridere in un contesto come quello raccontato dal film poteva essere rischioso (ci troviamo in Vaticano, e i comprimari sono quasi tutti cardinali o alti prelati) ma anche in questo il film riesce nel miracolo di non cadere mai nel banale o nella macchietta fine a se stessa.

    Merito anche del cast, che si regge sui due attori protagonisti, ma vive anche di un cast di supporto davvero eccezionale.

    Veniamo alla trama: è tempo di elezione di un nuovo Papa, e i cardinali di tutto il mondo si riuniscono in Conclave nella Cappella Sistina. Dopo una serie di fumate nere, l’accordo viene raggiunto sul cardinale Melville, tra lo stupore di tutti. Egli accetta, ma al momento di salutare i fedeli si ritrae, colto da un’improvvisa crisi. E direi che già la scena dell’elezione vale da sola il biglietto.

    In tutto questo c’è spazio anche per la stupidità di tanto giornalismo odierno, incarnato perfettamente nell’inviato speciale del Tg2 (e non è un caso, credetemi), capace di ridicolizzare un’intera categoria professionale con le sue uscite fuori luogo e le domande inutili. Comunque, per aiutare il Papa a riprendere il suo ruolo, viene chiamato uno psicologo, Nanni Moretti appunto, che anticipato dalla fama di essere “il migliore di tutti”.

    Se con il Papa il suo lavoro sarà più difficile del previsto, la sua permanenza al Vaticano aiuterà gli altri prelati e lui stesso, e queste sono le scene più divertenti del film. Melville in fuga per Roma, invece, rappresenta il controcanto profondo, che ci porta a riflettere con intelligenza sulla crisi di un uomo alle prese con un compito così pressante da far dubitare delle proprie capacità.

    Insomma, un Nanni Moretti ritrovato, in cui verve polemica e capacità d’analisi sono di nuovo allineate in armonia, e non è un caso che gli ambienti della Chiesa più ottusi abbiano criticato il film, che invece proprio loro dovrebbero apprezzare. Un film da vedere assolutamente, perché si tratta di una perla in un mare di mediocrità (il cinema italiano, per chi non avesse capito la metafora).

    787

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN CinemaSpettacoli

    Speciale Natale

     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI