Effetti collaterali: 5 motivi per vedere il film di Steven Soderbergh

Effetti collaterali: 5 motivi per vedere il film di Steven Soderbergh
da in Cinema, Spettacoli, Rooney Mara

    Doveva ritirarsi dal mondo del cinema per dedicarsi alla pittura, eppure ecco tornare Steven Soderbergh con la sua ultima fatica Effetti collaterali (Side Effects), che arriva nelle sale italiane a tre mesi dall’uscita negli Stati Uniti. Dopo la poco felice parentesi Magic Mike sul mondo dello spogliarello al maschile, il regista cult di Traffic riprende le atmosfere di Contagion per raccontare una storia di psicofarmaci e omicidi. Un intreccio degno di Hitchcock ci guida alla scoperta di quattro personaggi memorabili, interpretati da altrettanti bravissimi attori. Ecco almeno 5 motivi per cui vale la pena pagare il biglietto per vedere Effetti collaterali di Steven Soderbergh.

    Regista cult: fin dagli esordi Steven Soderbergh è stato avvolto dall’aura del regista cult, dovuta in gran parte alla vocazione indipendente dei suoi primi lavori. Da Sesso, bugie e videotape a Traffic passando per Torbide Ossessioni ed Erin Brockovich, l’autore ha sempre cercato un approccio fuori dagli schemi per raccontare verità spesso scomode. Questa sua essenza off-Hollywood è venuta un po’ meno poi nel corso degli anni grazie a produzioni ad alto budget come Ocean’s Eleven e il doppio film su Che Guevara, ma Soderbergh non ha perso il gusto della provocazione, come dimostrano The Informant, Contagion e proprio Effetti collaterali. Un autore cui vale sempre la pena dare fiducia.

    Trama alla Hitchcock: per Effetti collaterali il regista si è rifatto molto alla struttura dei film di Alfred Hitchcock. Il film racconta la storia di una giovane coppia formata da Emily (Rooney Mara) e Martin (Channing Tatum), costretti a separarsi quando lui finisce in prigione per insider trading. Un evento che sconvolge la vita della ragazza e la spinge a rivolgersi a una specialista (Catherine Zeta Jones). Ancora più traumatico si rivelerà il ritorno del marito, che porterà Emily nel vortice della depressione e nelle mani del dott. Banks (Jude Law), psichiatra che la sottopone a una cura sperimentale con un nuovo psicofarmaco.

    La cura però su di lei ha un tragico effetto collaterale.

    Cast di stelle: già dal racconto della sinossi è evidente che il film si regge molto sulla prova degli attori, chiamati a raccontare l’ambiguità del sistema sanitario moderno e l’estrema fragilità di un’umanità che non può fare a meno di farmaci. Curioso il caso di Catherine Zeta-Jones, che proprio in questi giorni è stata ricoverata per l’ennesima volta a causa di un disturbo bipolare con effetti depressivi. Accanto a lei troviamo Channing Tatum, feticcio di Soderbergh dopo la prova in Magic Mike, Jude Law finalmente alle prese con un ruolo intenso e, soprattutto, Rooney Mara, reduce dal successo della versione americana di Uomini che odiano le donne e ormai simbolo della nuova generazione di Hollywood.

    Rooney Mara: basterebbe la sola presenza di Rooney Mara per rendere imperdibile Effetti collaterali. L’attrice classe 1985, dopo una lunga gavetta tra televisione e film di serie B, si è fatta notare in The Social Network prima di esplodere grazie al ruolo di Lisbeth Salander in Uomini che odiano le donne, versione a stelle e strisce del primo capitolo della serie di Stieg Larsson. Una interpretazione molto apprezzata, che ha trasformato Rooney Mara in una delle più brillanti giovani stelle di Hollywood: presto la vedremo protagonista dei nuovi progetti di Spike Jonze e di Terrence Malick, due autori cult che si uniscono alla lista personale di Rooney dopo David Fincher e Steven Soderbergh.

    Dal contagio all’abuso: dopo aver raccontato la fobia del contagio che serpeggia nell’essere umano in Contagion, ispirato alla pandemia influenzale del 2009, Soderbergh si concentra su un altro enorme problema dell’umanità del terzo millennio: l’abuso di farmaci e il ricorso indiscriminato agli psicofarmaci. Attraverso una trama dove mai nulla è quello che sembra, il regista fa discutere raccontando senza fronzoli e moralismi l’ambiguità di un sistema sanitario che spesso sembra giocare con le fragilità umane. Un tema, quello dell’abuso di farmaci, molto sentito negli Stati Uniti, che trasforma le debolezze in business senza tenere conto degli effetti collaterali.

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