Le password che non devi mai usare su Internet

Le password che non devi mai usare su Internet
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    Le password che non devi mai usare su Internet

    Davvero interessante la classifica delle peggiori password stilata dalla società SplashData che si occupa proprio della gestione delle parole chiave online. Probabilmente appartieni alla grande schiera di utenti che hanno scelto in modo banale optando per il nome del tuo primo, amatissimo, cane oppure di tuo/a figlio/a mostrando il fianco a eventuali intrusioni hacker di amici o componenti della famiglia o chiunque di conosca minimamente. Ma in confronto ai geni che hanno pescato una delle password che scoprirai dopo il salto – be’ – sei davvero un professionista perché, ne avrai presto conferma, ci sono parole chiave che definire idiote è un complimento. E la cosa preoccupante è che queste parole d’accesso sono anche le più utilizzate sul web.

    Iniziamo subito col primo posto che è occupato da – rullo di tamburi – 123456. Sì, hai letto bene: la parola chiave più utilizzata sul web è la sequenza delle prime sei cifre, una in fila all’altra, nuda e cruda senza salti né scarti. Ma la seconda posizione è ancora più divertente perché è “password“; già: perché scervellarsi a scegliere una parola chiave quando la risposta è già bella e pronta? Terza piazza per 12345678, perché? Semplice, per i siti che chiedono una password di otto caratteri. La classifica:

    1 123456
    2 password
    3 12345678
    4 qwerty
    5 abc123
    6 123456789
    7 111111
    8 1234567
    9 iloveyou
    10 adobe123

    A parte la sesta e l’ottava posizione che sono ancora una volta sequenze lineari o la settima che è un gruppo di 1, ti farei notare la quinta ossia abc123, perché? Perché risponde alla necessità di inserire un codice alfanumerico ossia di lettere e numeri, geniale. E che dire di QWERTY ossia la prima parola di cinque lettere che si ottiene con i primi cinque tasti in alto a sinistra sulla tastiera? Ma non è niente confronto a iloveyou ossia ti amo e adobe123.

    Cosa ricaviamo da questa classifica? E’ divertente, sì, ma è anche emblematica e pericolosa perché ci mostra un’usanza tutta internettiana di lasciarsi andare a una pigrizia controproducente. Spendere qualche secondo in più e una piccola dose di fosforo a ricordare parole chiave più sicure potrebbe davvero salvare da disastri come furto di credenziali e quindi anche di informazioni riservate se non addirittura conti in banca. Per fortuna i siti moderni chiedono un minimo di mix tra maiuscole, minuscole, numeri e lettere, ma la pigrizia vince sempre e così non ci stupiremo di trovare come nuova password numero uno qualcosa come Password1. Occhio.

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