Yonaguni, la piramide sommersa (foto)

Yonaguni, la piramide sommersa (foto)
da in News, Scienze e Misteri

    Da sempre, nei libri di storia troviamo scritto che le prime grandi civiltà antiche furono quella egiziana e le mesopotamiche, ma nella mente dell’uomo è sempre stato instillato il tarlo del dubbio. Possibile che non sia esistita nessuna grande cultura precedente? Il mito di Atlantide, il continente sommerso, è ancora vivo, e molti sono alla ricerca di prove della sua reale esistenza.

    Se per Atlantide, però, non ci sono stati ritrovamenti concreti, in Giappone qualcosa è stato ritrovato. Qualcosa che potrebbe riscrivere la storia dell’umanità. Si tratta di una struttura avvolta dal mistero, scoperta sui fondali di Yonaguni, una piccola isola dell’arcipeago delle Ryukyu a Sud del Giappone. Struttura famosa con il nome di piramide sommersa.

    Il ritrovamento risale agli anni ’80 del 1900, ed è quindi relativamente recente, ma ha scosso in profondità il mondo accademico e scientifico, spaccandolo a metà tra scettici e coloro che invece sostengono che queste potrebbero essere addirittura le vestigia dell’antica Mu.

    MU, IL CONTINENTE SCOMPARSO
    Mu è il nome che è stato dato ad un ipotetico continente scomparso nell’Oceano Pacifico, descritto da James Churchward (1852-1936), sulla base di una traduzione di un manoscritto Maya del XIX secolo dall’abate fiammingo Charles Étienne Brasseur de Bourbourg. Nonostante la teoria sia stata poi confutata, molti ancora credono nell’esistenza di Mu.

    A riprova vengono citate sempre due evidenze archeologiche: da un lato c’è l’Isola di Pasqua, altro luogo misterioso, a lungo ritenuto la cima di un continente scomparso, e dall’altro ci sono proprio i ritrovamenti di Yonaguni, sui quali il dibattito è ancora aperto ed incerto.

    PIRAMIDE DI YONAGUNI
    La fama di questo luogo nasce come detto nel 1985, quando il giapponese Kikachiro Aratake, un sub di Yonaguni, durante un’immersione a circa 150 metri al largo dell’isola, scopre un’enorme struttura di pietra dall’aspetto simile a una piramide, a una profondità di 25 metri. Le parole del sub ci rimandano tutta la meraviglia della scoperta:

    “Nuotavo spinto dalla corrente quando improvvisamente mi si è parata davanti una ripida parete di pietra. Aggrappato con le mani alla roccia per costeggiare la struttura e non essere spinto lontano, dopo una lunga passeggiata subacquea mi sono ritrovato di fronte a uno spettacolo da mozzare il fiato: la facciata era percorsa da scalinate, ognuna delle quali conduceva a terrazzamenti su vari livelli, in un insieme irregolare, ma continuo fino alla cima. La costruzione era così perfetta che mi aspettavo da un momento all’altro di vedere qualcuno uscirne. Ma gli unici abitanti erano i pesci che nuotavano intorno a me, e il silenzio del luogo era rotto solo dal battito del mio cuore”.

    La notizia fa subito il giro del mondo, e la zona viene dichiarata sito archeologico. Si apre immediatamente il dibattito tra quanti vogliono scoprire la civiltà dietro questa strepitosa struttura e quanti invece ritengono che il tutto sia da ridurre ad un gioco della natura e dell’erosione delle correnti. Insomma, uomo contro natura, come sempre.

    Gli esperti, nonostante la difficoltà d’analisi dovuta alle correnti molto forti (ci troviamo pur sempre in pieno Oceano), hanno studiato a fondo la struttura, riportando le seguenti caratteristiche: si tratta di un unico enorme blocco di roccia lungo 200 metri, largo 150 e alto circa 20. Una grandezza, guarda caso, paragonabile a quella della piramide di Cheope.

    MASAAKI KIMURA E L’IPOTESI CONTINENTE
    Lo studio dell’area si deve soprattutto allo scienziato Masaaki Kimura, dell’Universita di Ryūkyūs, convinto sostenitore dell’ipotesi “continentale”. La similitudine con le piramidi fa trapelare un interrogativo: sostenendo che molte delle caratteristiche naturali potrebbero avere origine umana, a quanto risalirebbero questi resti?

    La domanda è ancor più importante se si pensa che le piramidi sono una struttura architettonica che non ha alcun riscontro nella zona dell’estremo oriente, in nessuna epoca, essendo associata all’area egiziana. Quindi l’ipotesi più accreditata è che la struttura sia databile tra i 5.000 e i 10.000 anni fa, all’epoca dell’ultima grande glaciazione, una data piuttosto ricorrente quando si parla di antiche civiltà e misteriosi ritrovamenti.

    Si tratterebbe quindi di una civiltà eliminata proprio dall’innalzamento delle acque dovuto alla glaciazione, che avrebbe sommerso ogni traccia. Proprio quel che ritiene sia successo ad Atlantide, se ci pensiamo. Ovviamente, anche in questo caso si possono fare solo ipotesi. Le più affascinanti riguardano la civiltà che popolava quelle terre.

    I MISTERIOSI CREATORI DELLA PIRAMIDE
    Secondo Kimura deve trattarsi per forza di una civiltà ad uno stato davvero avanzato, visto che una struttura del genere prevede conoscenza approfondita dei principi di ingegneria e architettura. Ad infittire il mistero, ci sono poi le numerose incisioni ritrovate nel sito, che fanno pensare ad una scrittura basata su pittogrammi.

    Negli ultimi studi, datati 2007, Kimura lascia trapelare alcuni cambiamenti nella datazione possibile, pensando ad un’epoca tra i 5.000 e i 2.000 anni fa, dall’età delle stalattiti nelle acque giacenti nelle grotte sottomarine. Inoltre, afferma di aver trovato almeno 15 strutture fuori da Yonaguni e Okinawa incluso un castello, collegamenti di strade e acquedotti.

    Un’intera città, insomma, che si unirebbe al puzzle già complesso costituito dalle strutture simili trovate in Egitto e in America Centrale. Per non parlare della pietra megalitica simile alle sculture dell’Isola di Pasqua, ritrovata nella stessa area della piramide, incredibilmente vicino al tropico del cancro, il che presupporrebbe un’estrema conoscenza astronomica. Che guarda caso egiziani e popoli centro americani possedevano.

    Che ci sia stato un ponte tra i vari continenti, poi sparito per qualche motivo? Possibile che si stia parlando addirittura di un’unica grande civiltà?

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