Valencia, pubblicità delle prostitute sul bus: è polemica (foto)

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    Le pubblicità che sfonda il muro dei contenuti a luci rosse sembrano andare per la maggiore negli ultimi tempi, e da ultimi se ne sono resi conto anche a Valencia, un po’ in ritardo ma se ne sono resi conto. Per ben otto mesi è “andata in onda” sugli autobus della città spagnola una campagna pubblicitaria delle prostitute locali senza che nessuno se ne accorgesse.

    C’è voluto un giornale di Madrid per rendersi conto che quell’annuncio piazzato sul fondo dell’autobus era in realtà un invito esplicito delle prostitute, con tanto di indicazione del sito Internet e del numero di telefono da contattare in caso di bisogno. Cose del genere sono all’ordine del giorno ad esempio a Las Vegas, ma nella cattolicissima Spagna la scoperta ha causato una polemica piuttosto accesa.

    Fosse successo da noi probabilmente sarebbe accaduta la medesima cosa, a giudicare da alcuni precedenti di cartelloni pubblicitari censurati perché ritenuti offensivi della dignità femminile. Fatto sta che ora nella nota località turistica esiste una nuova categoria di indognados, che promettono tremenda vendetta.

    Lo scoop, se così vogliamo definirlo, è stato realizzato dal quotidiano Publico, che ha pubblicato alcune foto della campagna pubblicitaria erotica e come per magia tutti gli spagnoli sono stati d’accordo che si trattava di uno scandalo enorme e insopportabile. Il problema è che queste immagini viaggiavano sugli autobus da aprile 2011 e nessuno aveva mai detto nulla. Il che lascia davvero pensare.

    Le prime ignare a svegliarsi immediatamente sono state come sempre alcune associazioni di donne, che hanno imbracciato il fucile e sono scese in trincea contro lo scandalo del solito mondo maschilista, trovando manforte anche nella deputata Esther López Barceló della Sinistra unita, Esquerra Unida del País Valencià. La deputata ha subito accusato i responsabili della rete di trasporti accusandoli di promuovere lo sfruttamento sessuale delle donne e minacciando querele.

    Viene da chiedere dove fossero tutti questi moralizzatori in questi mesi. Sembra quasi che qualcuna voglia utilizzare queste pubblicità per farsi pubblicità, in un circolo vizioso. Ora però resta un problema: le immagini sono frutto di un accordo commerciale, che non è così semplice cancellare come niente fosse. Chi glielo dice alle femministe di turno.