Terremoto, oltre 100 scosse: la paura continua [FOTO & VIDEO]

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    Oltre 100 le scosse di terremoto che hanno colpito il Nord Italia negli ultimi due giorni. Tutto ha avuto inizio con una scossa di magnitudo 6 alle 4.05 di domenica 20 maggio 2012, con epicentro in Emilia a 36 chilometri a nord di Bologna, tra le province di Modena e Ferrara. La scossa, pari a quella che ha distrutto L’Aquila qualche anno fa, si è fatta sentire in tutto il nord, seminando paura e distruzione. Alla fine il bilancio è anche meno grave di quanto le circostanze facessero pensare. Ma da cosa è causato questo sciame sismico?

    Precisiamo che delle scosse hanno seguito la prima, solo una ha raggiunto il grado 5.1, mentre le altre si sono tenute sotto i 3.5, quindi più lievi ma non meno spaventose. Anche perché i danni sono ingenti, non solo agli edifici storici ma anche alle abitazioni private, visto che le prime stime della Protezione civile parlano di circa 3mila sfollati, 2.500 nel Modenese e 500 nel Ferrarese (le due province più colpite). I morti sono 7, bollettino nero ma tutto sommato meno tragico di quanto la situazione potesse far pensare.

    La zona dovrebbe ottenere lo stato di emergenza, il che consentirebbe un’azione più veloce e incisiva nella gestione delle prime fasi e poi della ricostruzione, ma già si sprecano le polemiche sulla cura del territorio e dei beni pubblici. Il danno al patrimonio artistico è infatti ingente, in una regione che del turismo fa la propria vocazione. Potrebbe sembrare insensibile parlare di questo mentre le persone perdono la loro casa, ma le prospettive future vanno valutate perché quelle stesse persone rischiano di perdere anche il lavoro.

    Ma a cosa è dovuto questo inatteso terremoto? La pianura padana qualche anno fa era considerata fuori dalle mappe dei territori ad alta intensità sismica, come confermato dagli esperti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). La colpa sarebbe della placca adriatica che dall’Africa preme verso nord-est, provocando quindi la pressione degli Appennini sulle Alpi:

    “La falda dell’Appennino avanza sotto alla Pianura Padana, comprimendosi e rialzandosi lungo un fronte che ha la forma di un arco e dove si concentra la pericolosità sismica. Quando si rompe una faglia – ha spiegato il sismologo Luca Malagnini – gli epicentri delle scosse si distanziano di una decina di chilometri l’uno dall’altro. Ma stavolta le scosse coprono un fronte di oltre 30 chilometri. Segno che a rompersi è stata più di una faglia”. Questo significa anche che l’emergenza scosse non è ancora conclusa.

    Foto AP/LaPresse