Russia, pescatori dispersi sopravvivono mangiando un amico

Russia, pescatori dispersi sopravvivono mangiando un amico
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    Russia, pescatori dispersi sopravvivono mangiando un amico

    Pescatori dispersi da mesi tra le acque gelide del nord riescono a sopravvivere soltanto mangiando il corpo di un loro amico morto. Non si tratta della trama di un film horror ma di una vicenda realmente accaduta in Russia, che sta facendo molto discutere l’opinione pubblica. Gli elementi perfetti per lo scandalo ci sono tutti, dal presunto omicidio al cannibalismo, protagonisti Alexander Abdullaev, 37 anni, e Alexei Gradulenko, 35 anni.

    A raccontare la storia è stato il Daily Mail: i due sono stati portati in salvo da un elicottero che ha avvistato per caso il loro accampamento di fortuna, oltre 100 giorni dopo la partenza della loro battuta di pesca nei gelidi mari della Repubblica di Yakutia, in Siberia. La jeep ospitava quattro uomini quando, più di 3 mesi fa, si era diretta a nord per una giornata di routine come le altre, ma il destino attendeva il gruppo al varco, un destino fatto di ghiaccio e tempeste di neve.

    Hanno impiegato davvero poco i quattro a perdersi in un paesaggio privo di punti di riferimento e sferzato da vigorosi venti dal Polo Nord. La Siberia non è esattamente il luogo ideale per una gita con gli amici ma, quando ad agosto i quattro sono partiti, le temperature non erano poi così proibitive.

    Il problema, semmai, è che a un certo punto la jeep si è guastata e i pescatori sono rimasti bloccati in una tormenta: di lì a poco la temperatura è scesa fino a -30 gradi, condizioni perfette per morire senza lasciare traccia.

    Ora che i due superstiti sono stati riportati a casa, la polizia cerca di ricostruire quanto accaduto in questi lunghi mesi. Nell’accampamento sono stati ritrovati dei resti umani e in principio gli inquirenti pensavano di addossare ai pescatori l’accusa di omicidio con finalità di cannibalismo ma, dopo gli interrogatori, l’opzione più probabile è che l’amico sia diventato pasto dopo la morte per cause naturali. Congelato, rappresentava una fonte di sostentamento troppo facile per non essere utilizzato.

    La storia, che sta facendo il giro del web insieme alle tragiche foto del salvataggio dei due superstiti, ricorda molto da vicino quanto raccontato nel film Alive – Sopravvissuti: la storia vera di un disastro aereo avvenuto sulle Ande, con i superstiti costretti a cibarsi dei morti per poter sopravvivere al clima ostile. La disperazione, spesso, può portare alle scelte più estreme e drastiche.

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