Pussy Riot, nuovo video: bruciano ritratto di Vladimir Putin

Pussy Riot, nuovo video: bruciano ritratto di Vladimir Putin
da in News

    La band punk rock femminista russa Pussy Riot è da settimane al centro della cronaca di mezzo mondo, da quando tre ragazze del collettivo sono state arrestate e condannate a due anni di carcere per una performance nella cattedrale di Mosca, giudicata blasfema. Nonostante il perdono dei rappresentanti ecclesiastici, il presidente Vladimir Putin si è dimostrato irremovibile sulla condanna. E ora si becca di nuovo gli strali delle altre Pussy Riot, con un video messo in rete in queste ore.

    Partiamo con il dire che una punizione così dura, più che causa del reato, sembra il frutto della rabbia repressa di Putin nei confronti di queste ragazze, che da sempre si dicono contrarie alla politica “totalitaria” dello zar di Russia e alle sue prese di posizione contro gay e dissidenti. In molti si sono mobilitati per la liberazione delle tre ragazze (Nadia, Katia e Masha), dagli artisti internazionali alle personalità della cultura e della politica, ma senza alcun risultato.

    Sfruttando la popolarità ottenuta, le Pussy Riot hanno voluto quindi dar voce al loro dissenso con un nuovo video, prodotto per gli Mtv Video Music Awards (VMA) andati in scena nella serata di ieri a Los Angeles. Nel filmato non solo ringraziano gli artisti che hanno appoggiato la loro causa a favore della libertà d’espressione, ma bruciano anche un ritratto di Putin.

    Insomma, non proprio un messaggio conciliatorio. Tra le due parti è guerra, con il presidente che ha lanciato epiteti poco carini nei confronti delle ragazze, dichiarando che, fosse stato per lui, sarebbero tutte dentro da tempo.

    Nel video le Pussy Riot, coperte col tradizionale passamontagna colorato, si calano da un tetto ricoperto da uno striscione con il logo della band, verso i ritratti del dittatore bielorusso Alexander Lukashenko e quello di Putin, che viene alle fiamme. Questo il messaggio: “Combattiamo per il diritto di cantare, pensare e criticare, per essere musicisti e artisti pronti a fare qualunque cosa per cambiare il proprio Paese. Non importa quale sia il rischio, noi andremo avanti con la nostra battaglia musicale in Russia”.

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