Pena Nieto, inglese da ridere per il politico messicano: video

Pena Nieto, inglese da ridere per il politico messicano: video
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    Spesso nei nostri articoli abbiamo parlato del tragico rapporto che unisce molti dei politici italiani alla lingua inglese. Di prestazioni tutte da ridere da parte degli strapagati signori che siedono in Parlamento è pieno YouTube, però anche all’estero non se la cavano meglio. Enrique Pena Nieto, politico dal Messico, dimostra come la lingua inglese possa trasformarsi nel peggior nemico.

    Pare quasi che si tratti di una caratteristica tutta latina: sudamericani, spagnoli e italiani fanno a pugni con la lingua commerciale per eccellenza, che ormai da decenni rappresenta lo standard per i rapporti internazionali. Mal comune mezzo gaudio? Non direi proprio, anche se Enrique Pena Nieto ha fornito davvero una prestazione terrificante.

    A 45 anni, Pena Nieto è uno dei nomi più caldi della politica del tormentato Messico, alle prese con la prepotenza dei cartelli della droga e le calamità naturali. Esponente del Partido Revolucionario Institucional, PRI, ha annunciato la sua corsa alle presidenziali. Dovrà sottoporsi ad un corso intensivo di inglese.

    Dal 2005 al 2011 questo giovane rampante è stato governatore dello Stato del Messico, ma a fine novembre 2011 ha formalmente annunciato di voler compiere il grande salto, concorrendo per la poltrona lasciata libera dall’attuale presidente Felipe Calderón.

    Il suo vero problema, oltre alla conoscenza delle lingue straniere, è che spesso è caduto in gaffe anche nella sua lingua madre.

    Memorabile ad esempio una sua conferenza stampa del 2009 in cui dichiarava con forza che “la disuguaglianza è la bandiera” in un Messico che manca di “giustizia e disuguaglianza”. Sempre nello stesso anno durante un’intervista affermava con forza che tra i suoi libri preferiti c’è “sicuramente la Bibbia, anche se non l’ho letta tutta”, salvo poi sbagliare titoli e autori degli altri libri tanto amati.

    Arrivando a giorni più recenti, in un’intervista di questo mese è caduto sul prezzo delle tortillas, dimostrando di non essere tanto vicino a quel popolo che vorrebbe difendere. Lui si è giustificato così: “Non sono io la signora della casa”, ma poi non ha saputo neanche indicare il salario minimo messicano, lanciando un surreale “900 pesos mensili” quando in realtà è esattamente il doppio. Infine l’intervista, al cui cospetto la lettera di Totò e Peppino diventa normale amministrazione. Paese che vai politico che trovi.

    Foto AP/LaPresse

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