Papa Ratzinger, critiche al suo pontificato

Papa Ratzinger, critiche al suo pontificato
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    Benedetto XVI ha comunicato che lascerà il pontificato a partire dal 28 febbraio 2013, una notizia che giunge inattesa nonostante fin dalla sua elezione Papa Ratzinger si sia distinto come uno dei pontefici più discussi e criticati di sempre. Il Papa delle polemiche, come è stato ribattezzato da molti, lascia quindi la carica per il bene della Chiesa, perché il vigore “negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato“. Mentre i complottisti si danno da fare per scovare le vere ragioni dietro le dimissioni, noi cerchiamo di riassumere la carriera di quest’uomo surclassato dalle polemiche.

    E’ il 19 aprile 2005 quando Joseph Aloisius Ratzinger viene chiamato a diventare nuovo pastore del gregge cristiano con il titolo di Benedetto XVI. Il suo compito non è semplice, sia perché Ratzinger arriva dopo un Papa amato come Giovanni Paolo II sia perché il suo passato è poco chiaro e lui ha la fama di intransigente, in un periodo in cui il dialogo è più che mai necessario. I critici più duri si concentrano fin da subito su una macchia scura ed enorme nella sua biografia, ovvero l’adesione alla Gioventù Hitleriana nel 1941. A 14 anni Ratzinger mostra di essere un fervente fedele del nazionalsocialismo, tanto da finire al fronte e diventare, al crollo del Terzo Reich, prigioniero di guerra. Si potrà ribattere che era troppo giovane per comprendere, ma non sono pochi coloro che hanno scelto strade diverse pur nell’impeto del momento storico.

    Pur volendo sorvolare su un passato così lontano e poco documentato, le polemiche su Benedetto XVI non sono certo mancate, anche perché bisogna ammettere che Papa Ratzinger non ha fatto molto per rendersi simpatico agli occhi dei meno fedeli. Più distaccato e freddo (teutonico, appunto) nello stile rispetto a Wojtyla, negli anni è stato protagonista di prese di posizione criticate e criticabili sui temi più importanti della fede nell’era moderna. Elencarle tutte è praticamente impossibile, ma vogliamo ricordare le principali, a partire dalla famosa lezione di Ratisbona del 2006, in cui cita una frase contro l’Islam attribuita all’imperatore bizantino Manuele II Paleologo. Era l’epoca della guerra santa e, riprodotta oggi, ha dato l’impressione che il Papa volesse confermare una superiorità morale della Chiesa cattolica sulla fede dei musulmani, in un periodo già piuttosto complesso.

    Non solo religione, comunque, perché al centro dei pensieri di Papa Ratzinger ci sono sempre stati omosessuali, nozze gay, Aids, eutanasia e aborto.

    Temi che l’epoca attuale impone di rivedere in ottica meno integralista, ma che in lui hanno trovato strenuo oppositore. Considerati alla stregua di malati, per il Papa gli omosessuali non potranno mai aspirare a una unione riconosciuta perché “la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale“. Di più, le nozze gay sarebbero addirittura un attentato alla pace: “Ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace“.

    Non solo, perché anche gli aborti minano la stabilità sociale: “Coloro che non apprezzano a sufficienza il valore della vita umana e, per conseguenza, sostengono per esempio la liberalizzazione dell’aborto, forse non si rendono conto che in tal modo propongono l’inseguimento di una pace illusoria. Ogni lesione alla vita, specie nella sua origine, provoca inevitabilmente danni irreparabili allo sviluppo, alla pace, all’ambiente“. Le idee oscurantiste hanno portato il Papa a premiare Rebecca Kadaga, promotrice in Uganda della riforma della legge contro i “comportamenti sessuali devianti” con la volontà di introdurre la pena di morte o l’ergastolo per i gay recidivi. Una uscita fuori luogo che ha scatenato accese polemiche e lo ha esposto all’ironia del web.

    Ancora, nel 2009 si reca per un viaggio in Africa e interviene a modo suo sulla piaga dell’Aids, affermando che la distribuzione dei preservativi non solo non sarebbe una soluzione contro la malattia, ma anzi costituirebbe un aggravio del problema. Anche qui critiche a fiotti, che si uniscono a quelle che riguardano il ‘problema sessuale della modernità’, più volte sottolineato dal Papa in riferimento all’approccio troppo libero alle pratiche amorose. Alcuni obiettano che il Papa non è mai stato altrettanto duro quando il problema sesso è stato riscontrato nelle centinaia di preti pedofili che hanno abusato della loro posizione per rovinare la vita dei ragazzini. Insomma, forse è vero che le sue dimissioni faranno bene alla Chiesa, ma è anche vero che 7 anni di pontificato hanno creato danni tali da rendere estremamente complesso il compito del suo successore (che, si spera, venga da un Paese africano una volta tanto).

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