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‘Non darla a un russo’: sciopero del sesso delle donne ucraine

‘Non darla a un russo’: sciopero del sesso delle donne ucraine
da in News

    Uno sciopero del sesso per difendere i diritti dell’Ucraina dalle mire imperialiste della grande Madre Russia. Al grido di ‘Ni dai Ruskamu‘, ovvero ‘Non darla a un russo’ (traduzione libera), su Internet è partita una protesta molto singolare nell’immediato post-referendum sull’annessione della Crimea. Lo zar Vladimir Putin, quindi, ancora una volta deve fare i conti con l’agguerrita protesta di un gruppo di donne: dopo le Pussy Riot e le Femen è la volta delle guerrigliere del sesso, che invitano le connazionali a innamorarsi di chiunque, tranne che di un russo imperialista.

    Lo slogan sta accompagnando una massiccia campagna virale che, partita sul web, si sta trasferendo piano piano nelle strade delle città ucraine, sottoforma di cartelloni pubblicitari. Su tutto svetta la frase citata in apertura, Ni dai Ruskamu, già comparsa su alcune t-shirt (che possono essere acquistate sul sito ufficiale del movimento) con un logo che è tutto un programma: due mani che si curvano rievocando la forma dell’organo sessuale femminile. A condire il tutto l’incipit di Katerina, poesia di Taras Shevcenko, perseguitato dal governo zarista nell’800. Il verso recita così: “O donne dalle sopracciglia nere, innamoratevi, ma non dei russi“. Aggiornato al terzo millennio, guida un boicottaggio che rischia di fare più rumore del possibile embargo commerciale da parte dell’Europa (in realtà in Ucraina già oggi è in atto la spesa anti-russa, relativa alle merci di consumo).

    Tra le testimonial coinvolte nella campagna ucraina, troviamo anche due donne molto famose in patria: Katerina Venzhik, direttrice del website giornalistico Delo.Ua, e Irina Rubis, amministratrice delegata del portale finanziario Ekonomika Communication Hub.

    Nonostante la pagina Facebook al momento abbia ancora meno di 1000 like, la protesta del sesso ha già fatto notizia in Russia, scatenando un acceso dibattito. Che, come spesso accade, si è rivelato piuttosto sessista nei toni. Come nel caso di Egor Prosvirnin, direttore del sito nazionalista Sputnik e Pogrom, che non ha esitato a definire ‘prostitute’ le partecipanti alla protesta. Passano i millenni, ma l’idea avuta dalle protagoniste di ‘Lisistrata’ di Aristofane è ancora di grande attualità: mettere in atto uno sciopero del sesso per riportare la pace tra due potenze un tempo amiche e ora sull’orlo della guerra. Funzionerà anche questa volta?

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