Michaela Biancofiore, onorevole Pdl che non conosce l’italiano

Michaela Biancofiore, onorevole Pdl che non conosce l’italiano
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    Michaela Biancofiore, onorevole Pdl che non conosce l’italiano

    La classe politica italiana con la lingua nazionale non ha proprio un rapporto d’amore e fratellanza, e questo è un dato di fatto riscontrabile praticamente in ogni intervista o discorso. Si parla tanto di meritocrazia, ma molti nascondono dietro un presunto politichese le proprie carenze grammaticali, e in questo senso Michaela Biancofiore, deputato Pdl, è l’esempio più fulgido e lampante del momento.

    Il merito della fama attuale di questa bella donna di Bolzano è da imputarsi all’editorialista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella, ben noto per le sue sferzate contro la Casta. Non c’è Zanichelli o Devoto Oli che tenga, quando nei dintorni c’è Michaela Biancofiore lo strafalcione è all’ordine del giorno. Roba da far venire un mancamento persino al saggio Tullio de Mauro.

    Il mondo di questa signora della politica che Enzo Biagi definì “biondona” è un luogo ideale dove apostrofo e accento vengono messi a caso e mescolati senza rigore logico e dove i termini vengono usati a caso. Nulla possono neanche i correttori automatici del computer, tanta è la potenza distruttiva di questa nuova lingua personale.

    Lei, proprio lei, si definisce una donna che è stata “distrutta, annientata, denigrata, scanzonata” dai suoi avversari politici, come se nessuno prima d’ora fosse mai stato scanzonato prima. Inventiva senza fine, dove possono nascere esseri misteriosi come “l’amantide religiosa” e dove spuntano come meraviglie dalla bocca frasi del tipo “Senza sentire n’è i dirigenti del Pdl n’è verificare la sensibilità dei nostri elettori”.

    Non vi basta? Sappiate che nel suo dizionario il termine “po’” si scrive con l’accento, migliore amico anche del verbo “stà”. Inquadriamo meglio il personaggio. Dopo aver festeggiato nel 2010 il compleanno ad Arcore, Michaela ha dichiarato, parlando di Silvio Berlusconi: “Mi ha praticamente visto crescere politicamente, ormai abbiamo un rapporto quasi filiale. Non credo che ci siano tanti altri berlusconiani accaniti come me”.

    La diretta interessata, punta nell’orgoglio dall’articolo di Stella, ha voluto dire la sua sugli strafalcioni, imputando ogni responsabilità al computer diabolico che ha travisato ogni sua intenzione attraverso il correttore automatico. Unica sua colpa non aver riletto la lettera incriminata prima di spedirla. E c’è già chi tira in ballo i suoi maestri alle elementari: sicuri non fossero Totò e Peppino? Quelli della celebre lettera alla “signorina”?

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