Maria e il test di gravidanza: religione e manifesto shock (foto)

Maria e il test di gravidanza: religione e manifesto shock (foto)
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    Maria e il test di gravidanza: religione e manifesto shock (foto)

    Una nuova polemica sta coinvolgendo in questi giorni l’utilizzo a fini pubblicitari dei simboli religiosi. Questa volta si tratta però di una polemica che trova la sua radice all’interno delle istituzioni religiose stesse. Protagonista è Glynn Cardy, pastore anglicano di St. Matthew in the City ad Auckland. Ci troviamo quindi in Nuova Zelanda, dove un manifesto sta creando discussioni tra i fedeli.

    Il pastore Cardy non è nuovo a iniziative provocatorie che dovrebbero far riflettere sul senso delle scritture, ma questa volta a detta di molti ha davvero esagerato. Il manifesto incriminato mostra infatti la Vergine Maria alle prese con un test di gravidanza. Al sicuro tra le mura della sua casa, Maria evidenzia tutto il suo stupore e la preoccupazione per la positività del test.

    L’immagine è accompagnata da un testo quantomai esplicito, Mary is in the pink, con riferimento al colore rosa che assume il test di gravidanza quando è positivo.

    Molti si chiedono il perché di un’operazione di questo tipo. La risposta del pastore è che serve a riflettere sulla vera natura del Natale.

    Secondo Glynn Cardy, infatti, ormai la festività del Natale viene vissuta dai fedeli con un atteggiamento che è lontano da quel che la giornata dovrebbe rappresentare. Buonismo e banalità circondano un giorno carico di meraviglia e fede (per chi ci crede). Date le polemiche, comunque, il pastore ha dovuto rispondere attraverso il sito dando le sue motivazioni: “Il Natale è reale e riguarda una gravidanza vera, una vera madre e un vero bambino, si tratta di ansia, coraggio e speranza che sono reali”.

    Sia quel che sia, l’uomo non è nuovo a trovate di questo tipo, che hanno l’indubbio merito di provocare accese discussioni e magari portare più gente in chiesa durante le funzioni. Qualche anno fa le strade della città erano state tappezzate da un altro manifesto che ritraeva Giuseppe in palese imbarazzo a letto con Maria, con l’esplicita frase “Povero Giuseppe, è difficile venire dopo Dio”, con chiari riferimenti all’atto sessuale.

    Un tipo di comunicazione forte ma di sicuro efficace, e noi in Italia invece siamo ancora a discutere se sia il caso di utilizzare la foto del Papa per un manifesto provocatorio. Altro che Papa, in Nuova Zelanda hanno scomodato le alte sfere davvero. Voi cosa ne pensate?

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