Mantello invisibile: la scienza supera Harry Potter

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    Mantello invisibile: la scienza supera Harry Potter

    Il sogno dell’invisibilità è sempre stato uno dei pallini di scrittori e scienziati, perché viene incontro ad uno dei bisogni nascosti dell’uomo, ovvero quello del voyeurismo, della voglia di vedere senza essere visti. Ma chi ha bisogno di sognare mondi come quello di Harry Potter quando la scienza ci potrebbe regalare un mantello invisibile (o meglio dell’invisibilità)?

    Nel famoso ciclo di romanzi, ai personaggi basta indossare questo mantello per potersi nascondere dai pericoli, perché lo sguardo degli ignari altri personaggi attraverserà il loro corpo, perfettamente mimetizzato nell’ambiente circostante. Simile espediente è presente anche ne Il Signore degli Anelli, dov’è l’Unico, l’anello del potere, a regalare l’invisibilità.

    Ora uno studio pubblicato su Nature Communications e condotto dai ricercatori britannici dell’Università di Birmingham guidati da Shuang Zhang, potrebbe riuscire nell’intento utilizzando elementi presenti in natura più che artifici ingegneristici.

    L’invisibilità, molto più prosaicamente, è anche il sogno di quanti curano gli armamenti delle forze militari, ed è da quei rubinetti che spesso arrivano i maggiori finanziamenti per le ricerche. Se già sono stati realizzati congegni che permettono all’aeronautica di risultare invisibili ai satelliti attraverso sistemi di schermatura da fantascienza, nel caso di questa ricerca lo scopo è ben altro.

    Ovvero, riuscire a rendere un oggetto non percepibile per l’occhio umano, anche a distanza ravvicinata, grazie alle proprietà di elementi presenti in natura. Quello che è stato chiamato “mantello”, infatti, non è che una coppia di prismi di calcite affiancati l’uno all’altro delle dimensioni di un paio di centimetri. La calcite è dotata di una capacità nota come rifrazione doppia, che consente ad un raggio di luce visibile di passare attraverso il cristallo e uscire scisso in due raggi diversi.

    Questo procedimento viene chiamato dai ricercatori “dispositivo di invisibilità volumetrica”, ed è in grado per ora di nascondere alla vista un oggetto di un millimetro. Ci troviamo, come potete vedere, ancora nel campo delle applicazioni sperimentali, perché per nascondere oggetti più grandi bisognerebbe disporre di cristalli enormi.

    I ricercatori si dicono però possibilisti, e non escludono che in un futuro la scoperta possa ottenere applicazioni pratiche, anche grazie all’abbondanza di calcite in natura, che permette di saltare “quel lungo processo di manipolazione dei nanomateriali” che veniva utilizzato finora. L’alternativa, concludono, sarebbe la sinterizzazione di materiali capaci di un effetto di rifrazione molto più forte di quello dei cristalli di calcite. I fan del maghetto possono iniziare a sognare.

    Foto AP/LaPresse