Leghisti contro il governo Monti, contestazioni in Parlamento: video

da , il

    Nei giorni in cui la manovra “salva Italia” arriva in Parlamento, dagli scranni della Lega Nord stiamo assistendo ad uno spettacolo ormai consueto ma non per questo meno deprimenti. Il solito teatrino di accuse, insulti, cartelloni e risse verbali cui il carroccio ci ha già male abituato in passato. Il fatto che tutto questo avvenga mentre si tenta di far uscire il Paese dal pantano rende tutto ancora più demagogico e fuori luogo.

    Il rispetto per le istituzioni spesso sembra non essere percepito come obbligatorio da parte di coloro che siedono in Parlamento: già ieri mentre il presidente del Consiglio Mario Monti spiegava la Manovra finanziaria al Senato, dai banchi leghisti sono arrivati solo fischi e cartelli con le solite scritte “basta tasse, è una rapina”.

    Ritornello cui lo stesso Monti ha risposto zittendo tutti: “E’ verissimo che per fare questa manovra non occorrevano professori. Ma perché questo lavoro non l’avete fatto voi? Ci avete chiamato voi, perché la verità è che eravate paralizzati”. Sacrosanto, eppure la bagarre non si è limitata al Senato.

    Oggi è stato il turno della Camera, dove il teatrino si è riproposto più o meno con le stesse coordinate. Il governo Monti ha annunciato la Fiducia sul testo della Manovra alla Camera tramite il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, ed il dissenso leghista si è subito manifestato attraverso i consueti strumenti. Cartelli e interventi a raffica dei deputati padani, nel tentativo di ritardare la richiesta di fiducia, e per concludere una contestazione diretta al ministro e al governo tutto.

    Gianfranco Fini, presidente della Camera, così come ieri Schifani, è stato bersagliato da insulti, tra cui spicca quello del leghista Massimo Pini, che ha chiamato Fini “cialtrone”. Al che il presidente ha ribattuto con una frase piccata: E’ proprio vero che ogni botte dà il vino che ha. Sono i pecorai che fischiano, non i deputati”. Apriti cielo, la rissa verbale si è trasformata in lotta fisica.

    A tutto questo Mario Monti ha risposto con filosofico distacco: “Ci sono cose che non devono farmi alcun effetto: mi sono trovato nella parte alta dell’emiciclo del Senato e ho i visto dei miei conterranei abbastanza vivacemente all’opera. Cosa ne penso di quella manifestazione di contrarietà? Ripeto, e questo lo penso istituzionalmente invitando anche i miei ministri ad essere freddi e non empatici che non tocca a un membro del governo esprimere giudizi sui comportamenti dei parlamentari”.

    Foto AP/LaPresse