Le combattenti curde che resistono all’Isis

Le combattenti curde che resistono all’Isis
da in News

    Chi sono le combattenti curde che resistono all’Isis? Per cosa combattono queste donne che ancora riescono a sperare in un futuro migliore? La resistenza delle donne curde al terrorismo fondamentalista islamico ha riempito le prime pagine dei giornali già da parecchi mesi. Conosciamo qualcosa in più su queste donne armate (spesso con kalashnikov), le Unità femminili di protezione che lottano tutti i giorni rischiando la vita contro l’oppressione dei regimi e dei vecchi modelli feudali e patriarcali.

    Come è facile intuire, l’obiettivo principale delle donne curde è sconfiggere i terroristi jihadisti dell’Isis. Queste donne combattenti appartengono all’Ypg, organizzazione creata per garantire l’autonomia del Kurdistan siriano sia di fronte al regime di Assad che ai tagliagole dell’Isis e simili, come ad esempio Al Nousra. La lotta ha avuto inizio a settembre del 2014, quando l’Isis lanciò un’offensiva totale a Kobane e i membri delle Unità femminili di protezione e una milizia curda maschile indipendente decisero di opporsi all’avanzata degli estremisti islamici.

    Chi sono?

    I curdi che combattono lo Stato Islamico sono un gruppo davvero piuttosto composito di militanti che hanno messo da parte le loro divisioni (politiche) per unirsi contro il nemico comune rappresentato dall’Isis. Nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, accanto alle forze governative del PDK, ci sono quelle dell’UPK, l’Unione Patriottica del Kurdistan, e anche gli uomini del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, che ancora è considerato un gruppo terroristico sia dagli Usa che dall’Unione Europea, per aver ingaggiato la lotta armata in territorio turco (sospesa nel 2013) mirata alla creazione di uno stato curdo che comprendesse parte del sud della Turchia. Secondo la Nbc, un terzo dei combattenti delle Unità di protezione curde sono donne: circa 10mila. Gran parte di loro sono single e hanno seguito un duro addestramento. Dormono al massimo sei ore e si alzano all’alba per i turni di sorveglianza. Hanno lasciato famiglia e amici per seguire la causa del popolo curdo.

    La vittoria di Kobane

    Kobane è stata a lungo la città, al nord della Siria, simbolo della presenza dell’organizzazione terrorista nella regione. Dopo mesi di lotta e resistenza, ora in cima ci sono le bandiere di tutte le guerriglie curde e arabe che hanno partecipato insieme alla liberazione della città Accanto ai vessilli è stata posta una fotografia di Abdulá Ocalan, il fondatore del movimento indipendentista curdo.

    Le donne curde lo adorano. Il motivo? Nel Kurdistan iracheno ancora si pratica la mutilazione dei genitali femminili e Ocalan ha combattuto contro questi crimini.

    Lo slogan: donne, vita e libertà

    Hasrad è una ragazza fiera, per lei è giusto lottare ”contro uomini che stuprano e vendono donne. Saremmo capaci di suicidarci per evitare di essere schiave. Qui non sono libera, ma lotto e resisto per esserlo”. Berman, una combattente curda di 28 anni, sostiene che L’80% della vittoria di Kobane è avvenuta grazie alle donne. Kobane andava difesa perché è una terra sacra per i curdi: ”Il nostro slogan è ‘donne, vita e libertà’. In un reportage della Bbc, la ventenne Pervin Agri, racconta: ”Prima di Kobane la gente non credeva nelle donne. Pensavano che fossimo inutili nella guerra contro Isis. Invece vincendo abbiamo dimostrato che non è così. Le donne lottano e proteggono. Le donne daranno vita ad una nuova generazione a Rojava (Kurdistan siriano)”. Sono donne che lottano e che ancora riescono a sperare in un futuro migliore.

    636

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN News
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI