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Karen Danczuck, selfie come antidepressivo dopo le violenze

Karen Danczuck, selfie come antidepressivo dopo le violenze
da in News

    Fare selfie come antidepressivo per scacciare l’orrore di una violenza subita quando era ancora bambina: questa è la storia di Karen Danczuk, moglie 31enne del deputato laburista Simon Danczuk, la quale ha raccontato la sua vicenda al giornale Metro. Spesso demonizzata o ridicolizzata come fatua moda dei nostri tempi, il selfie, la mania dell’autoscatto che ha contagiato anche i vip, può in taluni casi assumere una valenza positiva, rivelando insospettabili virtù terapeutiche.

    Al giornale Karen, i cui autoscatti hanno suscitato un certo interesse in Gran Bretagna, ha raccontato di essere stata violentata all’età di 6 anni: il trauma degli abusi subiti ha inevitabilmente condizionato la sua vita, l’orrore di una violenza incancellabile ha avuto come conseguenza per Karen quella di avere un rapporto controverso con il suo corpo fin dall’adolescenza: ‘Mio marito mi ha aiutato a superare il trauma. Per anni mi sono sentita inutile, poi ho iniziato ad aiutare la carriera politica di mio marito con i miei selfie e sono stata meglio‘, dichiara lei come sollevata. Per una volta i tabloid britannici non paiono nutrirsi di una vicenda puramente pretestuosa, con una ragazza qualsiasi in cerca di notorietà, ma la storia di Karen diventa a suo modo un’interessante indagine sociologica, in cui il selfie diventa strumento di riscatto personale da un’infanzia segnata dal più terribile dei traumi che può subire una bambina.

    La moglie del deputato laburista ha ammesso di aver sempre voluto nascondere il suo corpo in passato per evitare di attrarre attenzioni, una logica e comprensibile conseguenza del Male che ne ha intaccato la purezza in tenera età. Con l’esplosione degli autoscatti e la diffusione virale dei social network, Karen ha scoperto qualcosa di sé che non conosceva, ed ora non ha più paura di uscire allo scoperto, prendendosi una rivincita personale da una vicenda che l’ha segnata e di cui ha portato il senso di colpa per anni, come succede a tante vittime di violenze. Se possono contribuire alla salvezza e alla serenità personale, ben vengano per una volta anche i molesti selfie.

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