I luoghi più inquinati del mondo nel 2013 [FOTO]

I luoghi più inquinati del mondo nel 2013 [FOTO]
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    Si fa un gran parlare di energie rinnovabili e tecnologia pulita ma il problema dell’inquinamento è tutt’altro che risolto. Anzi, con il passare degli anni e l’emergere di nuove potenze economiche sempre più ‘spietate’, i danni alla Terra stanno aumentando in maniera esponenziale. In barba alle convenzioni e ai rischi legati allo sfruttamento ambientale, l’uomo come Attila distrugge tutto ciò che trova sulla sua strada. Lo dimostra il rapporto 2013 sulle aree più inquinate del pianeta, realizzato dal Black Smith Institute per la fondazione svizzera Green Cross. Il risultato? Oltre 200 milioni di persone sono messe a rischio dalla presenza di sostanze tossiche nell’aria, nell’acqua e nel terreno. Colpite sia le aree in via di sviluppo che le zone industrializzate.

    I principali responsabili di questa ecatombe sono piombo, mercurio e petrolio, ma non sono da meno i pesticidi e i rifiuti che ogni giorno vengono riversati nelle terre di mezzo mondo. Il Paese più colpito dal disastro ambientale è la Russia, che ha il poco felice primato di due zone nella Top 10 dei luoghi più inquinati del mondo (sono 3 se includiamo anche Chernobyl, che è in Ucraina ma è ex possedimento dell’Unione Sovietica). Asia e Africa non se la passano tanto meglio anche se, incredibile ma vero, non è presente la Cina nella classifica. Una volta tanto assente anche l’Italia, ma c’è poco da stare tranquilli, come dimostra la questione ‘Terra dei Fuochi‘, che ci parla di un territorio italiano violato a più riprese dall’industria e dalla malavita.

    - Agbogbloshie – Ghana: una vera e propria discarica a cielo aperto (e infatti è conosciuta come Dump Site) nelle vicinanze di numerosi villaggi. Questo luogo remoto evidenzia i rischi per la salute dello smaltimento dei rifiuti tecnologici prodotti dall’occidente industriale. La discarica è infatti un punto di raccolta di rifiuti elettronici, oltre 215 mila tonnellate tra computer, televisori, forni che vengono bruciati e sprigionano fumi tossici ricchi di metalli pesanti come cadmio, mercurio e piombo.

    - Chernobyl – Ucraina: tutti conosciamo il disastro della centrale nucleare avvenuto il 25 aprile 1986. Pochi sanno che gli effetti tossici sono ancora presenti e che hanno superato i confini dell’Ucraina per raggiungere Europa occidentale e Asia. L’aria irrespirabile è ricca di polveri radioattive che includono uranio, plutonio, cesio 137, stronzio 90 ed altri metalli, di cui è ormai impregnato anche il terreno.

    - Fiume Citarum – Indonesia: i rischi della cattiva ‘industrializzazione’ sono evidenti lungo il corso del fiume Citarum, il più inquinato al mondo per merito delle aziende che scaricano liquami e rifiuti spesso tossici nelle sue acque. L’acqua ormai non è neanche più visibile, la superficie formata da spazzatura di ogni tipo e pesci morti. Il problema è che il fiume attraversa villaggi e città, esponendo la popolazione a sostanze come piombo, cadmio, cromo e pesticidi.

    - Dzerzhinsk – Russia: una aspettativa di vita di poco più di 45 anni fotografa alla perfezione lo stato di questa zona della Russia Occidentale, sulle rive del fiume Oka.

    La colpa è delle industrie chimiche, risalenti all’epoca dell’Unione Sovietica, che scaricavano nel fiume ogni sorta di sostanza pericolosa. Oggi il rischio maggiore è rappresentato dal diossido di zolfo, un gas fortemente irritante per gli occhi e l’apparato respiratorio.

    - Hazaribagh – Bangladesh: l’attività manifatturiera e le concerie rappresentano la fonte di sostentamento di milioni di persone in Bangladesh, ma anche la causa principale di morte. Nella zona di Hazaribagh si trova il 90% delle concerie del Paese, con un inquinamento da cromo esavalente responsabile di un incremento esponenziale dei casi di cancro e tumore.

    - Kabwe – Zambia: la seconda città dello Zambia per quasi un secolo è stata uno dei poli più importanti al mondo per l’estrazione del piombo. Il risultato è che oggi la sostanza tossica è presente nel sangue della popolazione, con livelli che nei bambini possono andare da cinque a dieci volte oltre i livelli raccomandati.

    - Kalimantan – Indonesia: ancora una volta lavoro e morte vanno a braccetto. In questa zona idonesiana dell’isola di Borneo le miniere d’oro rappresentano una risorsa economica senza pari, ma anche una fonte di inquinamento. Il mercurio utilizzato per l’estrazione rilascia oltre mille tonnellate di emissioni tossiche ogni anno e mette a rischio la vita di più di 250 mila persone.

    - Matanza Riachuelo – Argentina: un altro fiume distrutto dalla mano incurante dell’uomo. Il bacino argentino è piuttosto piccolo (solo 60 chilometri la lunghezza) ma è circondato da industrie chimiche (stimate in oltre 15mila) che in esso rilasciano le sostanze più disparate. Acqua e aria sono così inquinate da costringere il governo a considerare l’area non abitabile.

    - Delta del Niger – Nigeria: uno dei fiumi più importanti d’Africa è corrotto dall’estrazione del petrolio, immensa ricchezza della Nigeria, sfruttata (dalle potenze occidentali) fin dagli anni ’70. Il problema riguarda gli sversamenti e gli incendi continui che avvelenano sia il terreno e le falde sia l’aria. Il tutto in un’area densamente abitata.

    - Norilsk – Russia: una delle glorie della vecchia madre Russia, la città industriale di Norilsk è stata fondata nel 1935 e ancora oggi vive di attività estrattive. Che però rilasciano nell’atmosfera sostanze come rame e ossido di nickel (500 tonnellate ogni anno) e diossido di zolfo (2 milioni di tonnellate), che riducono drasticamente l’aspettativa di vita degli abitanti.

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