Grillini al potere: le prime figuracce del Movimento 5 Stelle

Grillini al potere: le prime figuracce del Movimento 5 Stelle
da in News, Politica, Beppe Grillo
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    Neanche il tempo di prendere posto tra gli scranni del Parlamento che i grillini inanellano le prime figuracce. Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo è stato la grande sorpresa delle elezioni politiche 2013, in grado di superare anche le più rosee previsioni in fatto di consenso popolare. Aprire le porte del potere alla società civile si è rivelata una strategia vincente, e di sicuro rappresenta un passo in avanti per riavvicinare la politica agli elettori. Il vero punto di domanda, semmai, riguarda le capacità e la preparazione dei neo-eletti grillini. Bene, le brutte figure pubbliche di questi giorni qualche dubbio lo fanno venire.

    Si fa presto a dire ‘cancelliamo i politici di mestiere’, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo la competenza delle persone che dalla strada arrivano alla Camera e al Senato. La società civile è un concetto molto ampio, che al suo interno mescola persone di diverso livello culturale, di idee spesso agli antipodi e dai programmi poco chiari. E’ questo il vero problema del Movimento 5 Stelle, sottolineato peraltro da molte analisi sui maggiori quotidiani in questi giorni. In questo articolo non ci occupiamo delle derive antisemite denunciate da alcuni o delle contraddizioni evidenti in alcune dichiarazioni, ma della carenza di nozioni istituzionali mostrate da alcuni grillini nelle prime uscite pubbliche.

    Primo esempio la giovane senatrice Enza Blundo, intervenuta alla trasmissione radio Un Giorno da Pecora, che ha mostrato tutti i limiti di un programma elettorale fondato più che altro sugli slogan. Una intervista che, viaggiando da una gaffe all’altra, ha dato forza alle voci degli anti-grillini. La Blundo ha richiesto a gran voce che il numero dei parlamentari venga al più presto dimezzato.

    Più che giusto, ma quanti parlamentari ci sono allo stato attuale in Italia? La preparazione in questo caso è piuttosto carente: “Trecento senatori e cinque o seicento deputati“. Caduta di stile anche sui matrimoni gay visto che la senatrice, pure incalzata dai giornalisti, non ha preso una posizione decisa mostrando alquanto incerta sul da farsi e mescolando unioni civili e unioni omosessuali. Una cosa l’ha però imparata dai politici di mestiere, parlando subito dopo di strumentalizzazione.

    Per una che non conosce i numeri c’è poi uno che non conosce la Costituzione, pur citandola. Si tratta del neo deputato Carlo Sibilia che, in un post su Facebook poi ripreso in diverse interviste, ha dichiarato quanto segue sulla possibilità che non venga accordata la fiducia ad un eventuale governo Bersani: “Per governare non c’è bisogno della fiducia di nessuna delle due Camere. L’art. 94 parla chiaro, non è scritto da nessuna parte che il Governo debba dimettersi se non ottiene la fiducia di una o entrambe le camere. E’ semplice e così faremo. Ora calma e gioia, la linea è tracciata e non si torna indietro. Possiamo solo migliorare il Paese…”. Magari prima migliorare la conoscenza del funzionamento del Paese non sarebbe male.

    Chiudiamo con qualcuno che mostra invece problemi di carattere geografico, ovvero il senatore Bartolomeo Pepe il quale, durante un intervenuto alla trasmissione di Radio24 La Zanzara, ha ammesso candidamente di non sapere nemmeno dove si trovi il Senato. Certo, Roma è una grande città, ma lui no vede dove sia il problema: “Ma non è un problema, lo troviamo!”. Carente pure lui, comunque, dal punto di vista delle conoscenze teoriche della macchina istituzionale, dato evidente quando il conduttore gli chiede come si elegge il presidente della Repubblica: il neo senatore grillino decide per una fuga strategica degna di Fantozzi, annunciando di avere un’altra telefonata in linea e replicando stizzito: “Non mi va di essere preso per i fondelli, studieremo e vi faremo sapere”. Ecco, forse è il caso che i grillini studino prima degli esami del governo.

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