Giancarlo Gentilini: “Una pacca sul sedere non è molestia”

Giancarlo Gentilini: “Una pacca sul sedere non è molestia”
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    Giancarlo Gentilini: “Una pacca sul sedere non è molestia”

    Nel grande circo dell’assurdo delle esternazioni politiche un posto di riguardo viene occupato dal leghista Giancarlo Gentilini, padano al 100% e vicesindaco intransigente di Treviso, tanto da meritarsi l’appellativo di “sceriffo”. Se le sue affermazioni razziste su immigrati ed extra-comunitari in generale non hanno quasi mai scandalizzato i suoi verdi concittadini, è bastato però toccare l’argomento violenza sulle donne per creare un polverone di polemiche. Commentando un recente episodio ha infatti riducendo il tutto ad “una pacca sul culo”, che secondo i suoi canoni “non è molestia sessuale”.

    Il fatto è avvenuto nei pressi della stazione ferroviaria di Treviso, dove una donna è stata aggredita da un uomo per ora ancora senza identità. La donna ha denunciato pesanti molestie, un tentativo di violenza che il vicesindaco ha derubricato a semplice ragazzata, una pacca sul culo che non ha mai fatto male a nessuno. Un tentativo di minimizzare e smentire un una presunta emergenza violenza a Treviso. Peccato però che per un altro recente episodio di molestie lo stesso Gentilini avesse invocato la castrazione chimica.

    La differenza tra i due episodi è che in questo secondo caso l’autore della violenza era un colombiano, mentre da quanto si presume questa volta si tratta di un italiano, anzi di un trevigiano doc che quindi spinge il vicesindaco a pronunciare le fatidiche parole: “Ma quale violenza sessuale, era una semplice pacca sul culo”. Due pesi due misure che comunque non gli hanno evitato gli strali bipartisan delle donne della città, sdegnate per il suo voler minimizzare l’accaduto.

    Tanto che Mariarosa Battan, coordinatrice di Cna Impresa Donna di Treviso, domanda ironicamente “se Gentilini avrebbe detto le stesse cose se oggetto della comune palpata di culo fosse stata sua moglie”. Insomma, ci troviamo davanti all’ennesimo caso in cui un politico ha perso una preziosa occasione per tacere.

    Foto AP/LaPresse

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