Elezioni USA 2012: curiosità sulla sfida Obama – Romney

Elezioni USA 2012: curiosità sulla sfida Obama – Romney
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    Elezioni USA 2012: curiosità sulla sfida Obama – Romney

    Il momento del grande confronto è arrivato, le elezioni Usa 2012: gli americani hanno salutato la nuova settimana con l’inizio della battaglia tra Barack Obama, in cerca della conferma nonostante tutti i dubbi e i problemi, e Mitt Romney, il discusso candidato repubblicano che non ama i poveri e nasconde i rimborsi delle tasse. Mai come per le elezioni americane 2012 i sondaggi sono stati così incerti: Obama dovrebbe mantenere un leggero vantaggio, ma la delusione di molti, unita ai disastri dell’uragano Sandy, potrebbe causare uno smottamento presidenziale. Vediamo allora alcune curiosità sulla corsa alla Casa Bianca.

    Partiamo con il ricordare che le elezioni presidenziali USA 2012 rappresentano un banco di prova per quel “Yes, We Can” che aveva scosso gli animi degli elettori americani nel 2009, portando Obama a diventare il 44esimo Presidente degli Stati Uniti, nonché primo in assoluto di colore. Quella frase, ormai storica, è stata sostituita da un più pragmatico “fired up, ready to go“, a sottolineare la voglia del presidente di continuare lungo il percorso delle riforme. Bisognerà vedere se il popolo, sfiduciato per il persistere della crisi economica, sarà ancora dalla sua parte o preferirà un cambio radicale nell’elezione del presidente USA 2012.

    In attesa di capire quando si saprà chi è il nuovo presidente degli Stati Uniti, celebriamo questa data così importante con una serie di curiosità sulle elezioni americane.

    - Il giorno del voto è sempre il martedì dopo il primo lunedì di novembre: il motivo è dettato da ragioni pratiche, visto che novembre era un mese di lavoro meno intenso per gli agricoltori americani, che potevano così mettersi in viaggio verso i seggi elettorali. La scelta del martedì è invece di natura religiosa, per evitare di far viaggiare le persone di domenica, giorno sacro.

    - Il vincitore verrà ufficialmente comunicato a dicembre: per rispondere alla domanda sul “quando” si saprà il nome del nuovo presidente, bisogna ancora una volta guardare alla tradizione. I risultati dai seggi saranno immediati, ma i Grandi Elettori si riuniranno solo il lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre per votare il loro candidato e decretare il vincitore. Il quale entrerà in carica dal 20 gennaio successivo, per dare modo alla macchina amministrativa di approntare tutte le misure necessarie.

    - Il presidente è sempre stato repubblicano o democratico: si potrebbe quasi pensare che i due grandi schieramenti siano gli unici a correre per la Casa Bianca, e invece non è così. Alle elezioni USA 2012, ad esempio, corrono anche i rappresentanti del Constitution Party, del Libertarian Party e del Green Party. Le speranze di vittoria sono, comunque, praticamente inesistenti.

    - Solo 2 candidati sono nati fuori dagli USA: i candidati alla presidenza sono sempre nati nel “continente”, con esclusione di Barack Obama e John McCain, suo avversario alle elezioni 2008. Il primo è nato alle Hawaii, mentre il repubblicano è nato nella base militare americana nel canale di Panama, ottenendo poi dal giudice la validazione della sua candidatura dopo aver confermato lo status di “natural-born citizen”.

    - Nessuna donna è mai stata presidente: nonostante siano molte le personalità politiche femminili importanti negli Stati Uniti, mai nessuna donna è mai stata eletta presidente degli USA. In due hanno però raggiunto lo status di vice nei rispettivi partiti, ovvero Geraldine Ferraro, nominata candidato alla vicepresidenza democratica nel 1984, e Sarah Palin, candidata come vice del repubblicano McCain nel 2008.

    - Il voto è questione di lobbying: negli Stati Uniti l’attività delle lobby avviene alla luce del sole e in maniera certificata, merito di una interpretazione estensiva del primo emendamento alla Costituzione. Oggi sono quindi registrate a Washington 1.900 società di lobbying, in virtù dell’assenza di limiti ai finanziamenti elettorali da parte delle grandi aziende (Obama conta 30 finanziatori a nove zeri, Romney addirittura 42).

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