Costi della politica: i deputati fingono di tagliare gli stipendi

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    Costi della politica: i deputati fingono di tagliare gli stipendi

    In periodo di crisi economica i politici dovrebbero dare l’esempio, anche quando si tratta di tagli agli stipendi. Dato però che siamo in Italia, c’è sempre la scappatoia per salvare la faccia e anche il portafogli. E’ proprio quel che è successo con i tagli alle buste paga dei parlamentari, che in realtà tutto sono tranne che tagli.

    In pompa magna è stato dato l’annuncio della riduzione di 1.300 euro lordi al mese per ogni deputato, una cifra che equivale a 700 euro netti. La gente plaude e i politici di turno indossano la loro maschera migliore per dimostrare al mondo intero come sono magnanimi e vicini alla popolazione in difficoltà.

    Solo che poi si scopre che questi 1.300 euro in meno non sono frutto di un vero taglio, ma in realtà sono un mancato aumento dello stipendio, che nei fatti rimarrà uguale a quello che viene corrisposto attualmente. Il che conferma il Parlamento italiano come il più costoso d’Europa, ben oltre i livelli di dignità.

    Il meccanismo è semplice: in questi giorni è stato dato il via libera al passaggio dal sistema retributivo al calcolo contributivo della pensione anche per i parlamentari. A causa dei diversi sistemi di tassazione dedicati ai politici, questo passaggio avrebbe portato ad un aumento proprio di 1.300 euro euro lordi al mese sulla busta paga. Sono questi i soldi cancellati, una mossa dovuta per evitare una rivoluzione.

    Il sistema che protegge la Casta prevedeva infatti che a fronte di una tipologia di calcolo diverso del vitalizio entrassero in funzione meccanismi protettivi con effetto immediato sullo stipendio. Questo significa che mentre gli altri guadagnano sempre di meno e tribolano una vita per la pensione i parlamentari avrebbero avuto un sensibile aumento dello stipendio.

    Come detto, quindi, si tratta di un finto taglio, anche perché somma tagliata non sarà destinata ad altre iniziative più utili per il Paese ma confluirà in un fondo di accantonamento a disposizione della Camera per ricorsi o spese straordinarie. Ovvero rimarrà comunque nelle mani di lor signori sugli scranni. Unica misura che riduce le spese è quella che prevede un ulteriore taglio del 10% per quei deputati che svolgono anche un altro ruolo, come i presidenti di commissione.

    Nei prossimi giorni sono previste misure analoghe in merito ai senatori, mentre tra lo sconcerto generale non sono state effettuate modifiche alla diaria, ovvero il rimborso per le spesa di soggiorno dei deputati che vengono da fuori Roma, ma che (peculiarità tutta italiana) viene data anche a chi è residente nella capitale. In tutto questo, però, sono previsti tagli netti alle spese della pubblica amministrazione: come dire “tagliamo tutto, basta che non si tocchino i nostri privilegi”.

    Foto AP/LaPresse