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Come sono visti i calabresi, luoghi comuni e piccole verità

Come sono visti i calabresi, luoghi comuni e piccole verità

Tra stereotipi e pregiudizi, un viaggio all'estrema punta dello Stivale per capire il suo popolo.

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    Come sono visti i calabresi, luoghi comuni e piccole verità

    Come sono visti i calabresi in Italia e nel mondo? Ci sono tantissimi luoghi comuni e piccole verità che riguardano quella parte di italiani della punta dello Stivale, alimentate da miti e leggende metropolitane che da sempre rincorrono i vari gruppi della popolazione italiana. Esistono però delle peculiarità riservate alla visione dei calabresi, a come sono giudicati (a volte in paragone, altre tour court, spesso a torto e sulla base di pregiudizi), e a come effettivamente loro stessi amano autodescriversi o considerarsi. Come vedere la Calabria? Ecco tutti i luoghi comuni e le piccole verità.

    Una delle principali descrizioni su come sono visti i calabresi è solitamente la ‘testa dura’: a detta di molti, calabrese è sinonimo di testardo, caparbio, molto ostinato. Persino uno scrittore come Andrea Camilleri, il creatore del sicilianissimo commissario Montalbano, fa definire la fidanzata al veemente poliziotto come ‘testa di calabrese’, ovvero una cocciuta che quando si mette in testa una cosa vuole che sia quella.

    Un’altra visione degli abitanti della Calabria li descrive come schietti ma chiusi, duri, decisi. Tra i molti luoghi comuni c’è quella che non danno molta confidenza e preferiscono restare nei propri circoletti di amici, salvo poi essere particolarmente accoglienti, per quanto sempre poco espansivi, quando perdono l’iniziale diffidenza. Ben lontano dallo stereotipo dell’italiano nel mondo, colui che è sempre aperto e disponibile con tutti ma spesso poco affidabile, caciarone e disorganizzato. Il calabrese invece è impenetrabile, a meno che non trovi la sponda di qualche ‘paesano’.

    Non è da meno la convinzione radicata nella Storia che vuole i calabresi pericolosi, persone melanconiche ma molto biliose; su questo argomento si espresse persino Cesare Lombroso, che aggiunse come a suo dire i calabresi avessero il brigantaggio e la criminalità nel sangue. Uno stereotipo sulla Calabria che perseguita la sua popolazione anche oggi, soprattutto dopo l’affermazione della ‘ndrangheta come la principale organizzazione criminale d’Italia.

    Altri hanno definito negativamente i calabresi come bugiardi, veri e propri millantatori di caratteristiche o beni che non posseggono.

    Le piccole verità che riguardano i calabresi si devono allo scrittore Corrado Alvaro, che da autoctono è stato uno dei primi e migliori a rilevare quali fossero le contraddizioni insite in questa parte della popolazione italiana. Le differenze e i pregiudizi (comegli stereotipi che riguardano i veneti) sono basati sulla capacità del calabrese di essere al tempo stesso tremendamente passionale ed estremamente filosofico e riflessivo. A detta dell’autore, il calabrese è primitivo e raffinato, orgoglioso e ruvido esattamente come il paesaggio della sua regione; riesce ad essere nostalgico e tradizionalista, fortemente legato alla famiglia, all’onore e all’onorabilità. È consapevole di vivere in una delle regioni più povere d’Italia, e sicuramente tra le più disastrate e silenti, ciononostante ama visceralmente la sua terra e soprattutto sì, è vero: il calabrese è geloso dei suoi ‘possedimenti’, siano essi territoriali, siano essi parentali. Bisogna solo farci pace.

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