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Caterina Cavina, autrice curvy bannata da Facebook per una foto senza veli

Caterina Cavina, autrice curvy bannata da Facebook per una foto senza veli
da in News

    Il caso di Caterina Cavina e della sua foto bannata da Facebook, perché considerata troppo osè, riporta in auge l’antico dilemma delle norme di comportamento del social network. Quale contenuto è da considerarsi accettabile e, soprattutto, secondo quale criterio viene stabilito che una foto può passare e l’altra va cancellata? Domande con ben poche risposte, che tornano in prima pagina ad ogni situazione spiacevole. Come quella di Caterina Cavina, autrice del libro ‘Le ciccione lo fanno meglio‘, che dopo il ban della foto senza veli parla di discriminazione. Ovvero sarebbe stata bannata perché curvy, ma è davvero così?

    Sono diversi i temi che si intrecciano nel caso della Cavina, tutti molto interessanti. Bisogna, innanzitutto, specificare la regola base di funzionamento dei contenuti su Facebook: non è possibile pubblicare materiale a luci rosse o a sfondo sessuale. Violare questa regola significa esporsi al rischio di blocco del profilo, temporaneo o anche definitivo. A tutti gli effetti, dunque, lo scatto di Caterina Cavina era da considerarsi ‘pericoloso’, perché mostrava l’autrice in posa provocante e senza veli, con le curve bene in vista (e anche qualche altra cosa). Che si tratti di foto artistica e non di materiale hard ha poca importanza, perché la legge di Mark Zuckerberg è rigida e colpisce senza distinzioni, piaccia o meno.

    Quel che è possibile discutere, semmai, è la motivazione che ha portato al ban. Ogni volta che Facebook blocca una foto o un contenuto, al proprietario del profilo viene sempre comunicata la motivazione ufficiale. Ed è qui che nasce la polemica, perché la scrittrice ha affermato, in una intervista, che il ban è arrivato perché la sua foto farebbe pubblicità favorevole al grasso e all’obesità.

    Il blocco sarebbe, quindi, da imputare alla segnalazione di un ‘obesofobo’ (come lo ha chiamato lei), che non poteva sopportare che si facesse vedere “che una persona grassa può essere anche bella. Fai pubblicità all’obesità che è una malattia“. Una motivazione para-sanitaria che non è proprio andata giù a Caterina Cavina, da tempo uno dei simboli italiani della rivincita delle donne con le curve.

    Il ban è durato 24 ore, passate le quali il profilo è tornato disponibile, ma la polemica è tutt’altro che spenta. Anzi, la Cavina attizza le fiamme lanciando accuse a Facebook e a tutti gli obesofobiperché se a tante modelle, signore avvenenti, escort è consentito farsi fotografare nella stessa cruda esposizione, lei non può farlo. Al tempo dei talebani della magrezza, la nudità cicciona è solo pornografia“. C’è senz’altro della verità nelle parole della scrittrice, ma questo atteggiamento l’ha anche esposta alle accuse di quanti ritengono che tutta questa bagarre sia stata creata ad arte per farsi un po’ di pubblicità gratuita. Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma forse è davvero il caso che i social network rivedano le loro politiche sui contenuti.

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