Brasile, la pubblicità di preservativi che incita allo stupro [FOTO]

Brasile, la pubblicità di preservativi che incita allo stupro [FOTO]
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    Brasile, la pubblicità di preservativi che incita allo stupro [FOTO]

    Una pubblicità che incita allo stupro? Succede anche questo nel fantastico mondo della creatività aziendale. Non siamo certo dei paladini della censura, e molte volte le proteste e le accuse si dimostrano infondate e pretestuose, ma la verità è che non c’è giustificazione possibile davanti a un’immagine promozionale come quella dei preservativi Prudence, comparsa sulle pagine social ufficiali del brand e subito al centro di un polverone di polemiche in Brasile.

    Lo scopo principale di chi crea una campagna pubblicitaria è colpire l’attenzione dello spettatore, a maggior ragione in un contesto come quello di Internet, dove la concorrenza è agguerrita e spesso gli annunci vengono visti dagli utenti come un disturbo alla navigazione. Per questo motivo abbiamo già assistito in passato a trovate discutibili, che mettevano (guarda un po’) la donna e il suo corpo al centro del discorso, spesso senza alcun senso.

    Nel caso dei preservativi Prudence non vediamo corpi nudi o metafore eleganti, bensì una pubblicità quasi tutta testuale, che nasconde secondo le accuse una poco velata istigazione allo stupro.

    La campagna, andata “in onda” sulle pagine ufficiali e sui social network, si intitola Dieta del Sesso, e indica la quantità di calorie spese nelle varie attività legate al sesso. La prima delle diverse operazioni elencate è “spogliare una donna”, suddivisa a sua volta in due pratiche diverse: spogliare una donna con il suo consenso (10 calorie) e spogliarla contro la sua volontà (190 calorie).

    Il tono della pubblicità è scherzoso, ma quel richiamo allo stupro non è andato giù all’opinione pubblica, che ha trovato subito il supporto delle forze politiche. Prima tra tutte la sovrintendente della segreteria di Diritti umani di Rio de Janeiro, Angela Fontes, che ha definito senza mezzi termini quelle parole come “incitazione alla violenza sessuale“. La pagina di Facebook come prevedibile è stata invasa da insulti e accuse, tanto da costringere la multinazionale Dkt a ritirare l’annuncio. Senza scuse ai consumatori, specifichiamo.

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