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Beppe Grillo, tutti gli insulti da psiconano a ebetino

Beppe Grillo, tutti gli insulti da psiconano a ebetino
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    Beppe Grillo, tutti gli insulti da psiconano a ebetino

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    Non sarà in Parlamento, ma è innegabile che Beppe Grillo sia sempre in grado di catalizzare la discussione politica. Merito (o colpa, dipende dai gusti) del suo linguaggio colorito che non risparmia accuse e offese a niente e nessuno. Secondo molti il grande merito di Beppe Grillo è di aver rotto il circolo del linguaggio ‘politichese’, riportando il discorso politico al livello della popolazione. Fin dai suoi esordi come comico, Grillo si è peraltro distinto per le scelte piuttosto variegate in fatto di epiteti ma, oggi che il Movimento 5 Stelle è diventato una realtà della scena politica italiana, questa comunicazione aggressiva inizia a preoccupare. Perché il leader M5S non mostra di voler calmare i toni e scendere a patti con il linguaggio istituzionale. Vediamo allora quali sono gli insulti di Beppe Grillo, dal celeberrimo psiconano fino ai più recenti Gargamella, ebetino, per non citare la ben nota polemica con la Boldrini.

    Partiamo proprio dal clamoroso caso delle offese al presidente della Camera Laura Boldrini: in questo caso Grillo, pur facendo sentire la sua voce polemica, non ha offeso in prima persona il suo bersaglio, lasciando la parola ai suoi seguaci. Sul suo blog è infatti comparsa la domanda ‘Cosa fareste soli in auto con la Boldrini?’, seguita da una raffica di commenti volgari e minacce che hanno spinto la Boldrini a definire i fan di Grillo come ‘potenziali stupratori’. Non è peraltro la prima volta che dal blog in questione escono offese dirette a presunti avversarsi, dal premier Enrico Letta al giornalista Corrado Augias.

    La politica dell’insulto, comunque, non è roba nuova per Grillo.

    La teoria degli insulti di Grillo è tornata di gran moda nel periodo elettorale perché l’ideatore del Vaffa Day si è spesso scagliato contro gli avversari politici rei di “istigare una campagna d’odio volta ad eliminarlo”. Curiosa la scelta di parole, dato che il profeta delle 5 Stelle ha costruito la sua breve carriera politica e la sua lunga carriera da comico proprio sugli insulti che, a dirla tutta, ricordano molto da vicino le brutte abitudini di una certa destra dei decenni passati (senza voler tornare indietro fino a quel Benito Mussolini che pure utilizzava una comunicazione aggressiva e senza ammissione di replica). A Beppe Grillo piace distruggere ma, a quanto pare dalle prime prove di partito, molto meno costruire qualcosa di alternativo.

    Silvio Berlusconi è stato uno dei primi bersagli della sua campagna di insulti, oggetto primario della già citata giornata del Vaffa ai politicif. Psiconano è il termine passato alla storia, ma la lista di insulti comprende anche un “uomo di 74 anni senza prostata” , un “testa asfaltata” e un “Big Jim”. Oggi il grande nemico pare invece Pierluigi Bersani, che più volte si è preso del fascista (?) ma che verrà ricordato soprattutto come “zombie”, “quasi morto” o “Gargamella“. Non è andata meglio all’altro grosso nome del PD, Matteo Renzi, apostrofato con un “Ebetino di Firenze” ma anche trasformato in un “pollo che si crede un’aquila”. Offese, tutte, lanciate da un palco davanti alla sua gente, quindi senza possibilità alcuna di repliche (ancora una volta la memoria corre ai comizi di un secolo fa).

    Se Romano Prodi si deve accontentare di un “Alzheimer” e Walter Veltroni di un “Topo Gigio”, non viene risparmiato neanche il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, ribattezzato in varie occasioni “Morfeo” o “Salma“, senza contare che, a quanto pare, “sta stravincendo la gara per il peggior presidente della Repubblica”. I parlamentari tutti, comunque, possono vantarsi di essere “larve ben pagate”, ma la lista potrebbe continuare all’infinito con Alemanno-Aledanno, Pisapia-Pisapippa, Marchionne-Marpionne, Fornero-Frignero, Formigoni-Forminchioni, Veronesi-Cancronesi e Mario Monti-Rigor Montis.

    I brividi lungo la schiena arrivano quando (fin troppo spesso) gli insulti si tingono di odio razziale e omofobia. Qualche esempio? Il giornalista Gad Lerner in varie occasioni è diventato Gad Vermer e Gad Merder, ma non possiamo tacere frasi pronunciate da Beppe Grillo come “io non mi fiderei mai di uno con il naso adunco” oppure “lo spedirei a passeggiare per Gaza con la papalina da ebreo in testa”. Ancora, Nichi Vendola si è preso del “supercazzolaro”, è stato salutato con un poco signorile “At salut, buson” in dialetto bolognese e alla fine è stato definito “buco senza ciambella”. Se questo è il cambiamento portato da Grillo, non siamo sicuri di voler cambiare.

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