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13 crimini e casi non risolti in tutto il mondo

13 crimini e casi non risolti in tutto il mondo
da in News, Notizie Curiose
Ultimo aggiornamento: Venerdì 19/08/2016 12:13

    13 crimini e casi non risolti in tutto il mondo

    I crimini e casi non risolti in tutto il mondo sono pericolosamente affascinanti: tanto si è scritto e filmato, con trasmissioni televisive ad hoc e splendidi libri dedicati ai singoli misteri, perché certi crimini irrisolti stimolano la mente e la fantasia. Molti di questi casi fanno parte della cultura della cronaca nera del nostro paese, con delitti italiani famosi ormai passati alla storia per moltissimi motivi (indagini condotte male, processi ribaltati, strane testimonianze, legami coi Servizi Segreti deviati e quanto altro) ma di omicidi irrisolti ce ne sono in tutto il mondo: nessun luogo è immune da qualche mistero, lo dimostrano le lunghe ricerche di serial killer americani che hanno dato vita a tantissime rappresentazioni tv sui casi irrisolti. Su QNM vi presentiamo una lista di 13 crimini e casi non risolti in tutto il mondo, suddivisi tra italiani e stranieri: stuzzicate la vostra curiosità e i ricordi.

    Jack lo squartatore

    Forse il caso irrisolto più celebre di tutti: Jack Lo Squartatore, in originale Jack The Ripper, è il misterioso assassino che nella Londra vittoriana del 1888, nel quartiere malfamato di Whitechapel massacrò ufficialmente cinque donne che facevano le prostitute straziandone i corpi e firmando i suoi delitti con il taglio della gola delle vittime. Caratteristica sinistra, lo Squartatore si divertiva ad aprirne le pance e ad estrarre gli organi, per questo si è creduto a lungo che potesse essere un medico anche se non un chirurgo, per via delle imprecisioni nei tagli effettuati. Gli sono attribuiti comunque tra i sei e i quattordici omicidi irrisolti nella capitale inglese dell’epoca. È uno dei misteri più affascinanti di sempre: della sua identità non si è mai scoperto nulla, nonostante gli oltre cento sospettati.

    Il caso Elizabeth Short

    Elizabeth Short viene ritrovata in un parco di Los Angeles il 15 gennaio 1947, nuda, squarciata in due parti all’altezza della vita, mutilata, con il volto segnato da un profondo taglio da un orecchio all’altro (l’effetto ‘Glasgow smile’). Sul suo corpo non c’è sangue e i capelli, originariamente neri, sono tinti di rosso. La giovane Elizabeth, che aveva solo 23 anni, era stata soprannominata La Dalia Nera perché vestiva sempre di nero ed era appassionata del film ‘La dalia azzurra‘; avrebbe voluto sfondare nel cinema. Al suo omicidio, tuttora irrisolto, sono stati collegati vari casi e misteri d’America, pur senza troppo successo. L’indagine sulla morte di Elizabeth Short, che ha coinvolto oltre 22 sospettati, non è stata mai chiusa.

    Il caso Montesi

    Il caso Montesi è stato il primo grande omicidio mediatico della storia d’Italia, che arrivò a coinvolgere personalità politiche di spicco della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista a colpi di articoli di giornale e indagini rese goffamente pubbliche. Nel 1953, sulla spiaggia di Capocotta vicino Torvajanica, in provincia di Roma, viene trovato il corpo senza vita di Wilma Montesi, una ragazza di 21 anni: inzuppata d’acqua, semisvestita, la giovane non ha subito violenza ed è ancora vergine, come refertano i medici legali nell’autopsia. La stampa si scatena: si parla di festini finiti male con alti papaveri della politica italiana, si prendono le parti, il caso monta sempre di più. Nonostante le dimissioni dell’allora ministro Attilio Piccioni (il figlio Piero, musicista, era tra gli indagati), e il recente ritrovamento di faldoni parzialmente secretati che dimostrerebbero l‘insabbiamento del caso Montesi per motivi politici, l’omicidio di Wilma Montesi non è mai stato risolto, né dal punto di vista dell’assassino, né sulle effettive cause della morte. Ha contribuito, a modo suo, ad avviare una riflessione profonda sulla deontologia giornalistica e i limiti del diritto di cronaca.

    Simonetta Cesaroni, il delitto di Via Poma

    Roma, 8 agosto 1990. Nello stabile di Via Carlo Poma 2 viene ritrovato, massacrato a coltellate, il corpo della giovane segretaria Simonetta Cesaroni uccisa il pomeriggio precedente. Oltre venticinque anni di indagini, con imputati e tantissime ricerche, non hanno saputo chiarire la morte di Simonetta Cesaroni per uno dei grandi casi irrisolti italiani. Il portiere dello stabile Pietrino Vanacore si è suicidato nel 2010, incapace di reggere la pressione mediatica del delitto dopo tutti gli anni trascorsi; l’altro accusato eccellente, Federico Valle (figlio di un architetto con lo studio nel palazzo), è stato prosciolto da ogni accusa nel 1993, dopo aver scoperto che le prove contro di lui erano state fabbricate da un truffatore di professione. L’unico colpevole del delitto è stato indicato in Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta Cesaroni all’epoca della morte, che è stato condannato a 24 anni di reclusione in primo grado nel 2011, ma l’Appello e la Cassazione hanno ribaltato la sentenza; dal 2014 Busco è libero. Il caso del delitto di Via Poma resta tuttora irrisolto: non si è mai avuta certezza del movente, dell’arma del delitto, dei presenti nel condominio di via Poma, né tantomeno l’orario di morte di Simonetta Cesaroni.

    il mistero di Valerio Verbano

    Valerio Verbano è un giovanissimo studente di 19 anni quando, tornato da scuola il 22 febbraio 1980, viene ucciso a casa sua nel quartiere Montesacro da tre uomini a volto coperto, che sono entrati con la scusa di essere amici del ragazzo e hanno immobilizzato i genitori. Un unico colpo alla schiena dopo una colluttazione: Valerio muore dissanguato prima ancora dell’arrivo dell’ambulanza. Il ragazzo era legato ai movimenti politici di estrema sinistra, come Autonomia Operaia, e faceva parte del collettivo studentesco del Liceo Archimede; pochi mesi prima di morire, nel dicembre 1979, era stato arrestato per essere stato beccato a fabbricare bombe molotov con altri colleghi, processato e condannato a sette mesi di carcere. Il vero possibile movente della sua ‘eliminazione’ sta nel fatto che sin dal 1977, Valerio Verbano si era dedicato a scrivere un dossier per identificare i militanti dei gruppi eversivi di estrema destra del quartiere Trieste Salario-Montesacro-Talenti, periferia nord est della Capitale. Proprio gli estremisti neri dei NAR rivendicarono il suo omicidio: ma chi sparò realmente a Valerio Verbano non è mai stato identificato. Nel 2011 la Procura di Roma ha annunciato la riapertura dell’indagine sul caso irrisolto di Valerio Verbano.

    Giulio Regeni, il ragazzo trovato morto in Egitto

    Il più recente tra i misteri irrisolti della cronaca nera non solo italiana, perché coinvolge anche l’Egitto e i rapporti diplomatici tra i due paesi. Giulio Regeni era un giovane ricercatore italiano dell’università di Cambridge, in Inghilterra, che viene rapito il 25 gennaio 2016 a Il Cairo in Egitto. Il suo corpo viene ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo, con segni compatibili con la tortura come abrasioni, bruciature di sigarette, vertebra spezzata da torsione del collo; tutti i suoi effetti personali sono spariti, sequestrati, e non vengono restituiti alla famiglia nemmeno sotto richiesta del Governo Italiano. Giulio Regeni stava svolgendo ricerche sugli oppositori al governo del generale al-Sīsī, prima di essere barbaramente ucciso da misteriosi assassini, forse legati ai servizi segreti egiziani. Il suo caso ha coinvolto la comunità internazionale, ma nonostante le pressioni delle associazioni e dei governi non ha ancora trovato una soluzione.

    anna politkovskaja

    La giornalista russa Anna Politovskaja, in forza alla Novaja Gazeta con i suoi reportage sulla Cecenia e sugli orrori del governo russo e ceceno nelle zone indipendentiste, viene uccisa nell’androne del suo palazzo il 7 ottobre 2006, sparata alla testa. Nel corso delle sue inchieste giornalistiche, la Politovskaja non ha risparmiato critiche violente contro le forze russe in Cecenia e ha documentato numerosi abusi sui civili e le connivenze degli ultimi due Primi Ministri ceceni, Achmad Kadyrov e suo figlio Ramzan, sostenuti dal governo di Vladimir Putin. Il mandante dell’omicidio di Anna Politovskaja non è mai stato individuato.

    Serena Mollicone

    Ha 18 anni nel 2001 Serena Mollicone, una giovane ragazza protagonista del giallo di Arce, dal nome del paese in provincia di Frosinone in cui abita: scompare il 1 giugno e viene ritrovata un paio di giorni dopo in un boschetto con la testa imbustata e le braccia e le mani legate dietro la schiena con nastro adesivo e filo metallico. Sono stati diversi i sospettati, come il carrozziere Carmine Tulli, ma la procura di Cassino ha riaperto il caso nel 2016 con accuse gravissime nei confronti dell’ex maresciallo dei carabinieri Franco Nottola, della moglie e del figlio Marco per il reato di omicidio volontario ed occultamento di cadavere. Quello di Serena Mollicone, che stando alla testimonianza del brigadiere Santino Tuzzi, morto suicida nel 2008, si sarebbe presentata alla caserma dei Carabinieri di Arce quello stesso 1 giugno e, dopo essere stata ricevuta dal maresciallo, non ne sarebbe uscita mai.

    Marta Russo il delitto de La Sapienza

    Il 9 maggio 1997 Marta Russo, studentessa di Giurisprudenza a La Sapienza di Roma, viene colpita alla testa da un proiettile nel cortile della Facoltà, mentre passeggia con un’amica: muore dopo quattro giorni di coma e il caso mediatico attorno all’assurdo delitto monta immediatamente, anche per la particolare intensità degli interrogatori condotti dai piemme dell’inchiesta, che vengono persino accusati di abuso d’ufficio e violenza privata. Il mistero del delitto de La Sapienza diventa presto un vero ‘delitto perfetto‘, perché non se ne conoscono i motivi né gli esecutori. Un proiettile vagante e basta, senza movente apparente, che porta in carcere dopo testimonianze controversie e dibattimenti Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, due assistenti di Filosofia del diritto. Oggi scarcerati, hanno ripreso a condurre vite quasi normali. Ma l’omicidio di Marta Russo resta uno dei grandi casi insoluti d’Italia.

    Mirella Gregori

    Il pomeriggio del 7 maggio 1983 scompare a Roma Mirella Gregori, all’epoca quindicenne, dopo aver salutato la madre e averle detto che sarebbe uscita con un amico per un appuntamento al monumento di Porta Pia. Da allora, il suo caso è rimasto insoluto: nel corso degli anni Alì Agca, responsabile dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II nel 1981, ha dichiarato che la sparizione di Mirella Gregori e quella di poco successiva di Emanuela Orlandi sarebbero collegate, perché entrambe fatte per depistare le indagini sull’attentato al Papa, anche se in realtà è stata ritenuta una risposta non attendibile. La scomparsa di Mirella Gregori non è mai stata chiarita e nell’ottobre 2015 è stata richiesta l’archiviazione dell’inchiesta.

    Emanuela Orlandi

    Ben più complesso è il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi, la ragazza del Vaticano sparita il 22 giugno 1983 all’età di 15 anni. Quello che sembrava un’ordinario caso di sparizioneo un allontanamento volontario da casa, è diventato rapidamente uno dei misteri d’Italia, con il coinvolgimento diretto dello Stato Vaticano, dello Stato Italiano, dello IOR (la banca del Vaticano, legata al potente cardinale Paul Marcinkus), la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano e i servizi segreti di diversi Paesi, tra cui gli Stati Uniti. Si è parlato di festini e sesso con alti protagonisti della vita vaticana, di pedofilia, di tratta di adolescenti, di riscatti e quanto altro, ma la verità non è mai emersa. Anche per Emanuela Orlandi, il cui caso è stato seguito anche da trasmissioni televisive molto popolari, è stata richiesta l’archiviazione dell’inchiesta, nonostante l’opposizione della famiglia.

    43 studenti messicani

    43 studenti della scuola rurale di Ayotzinapa sono scomparsi nel nulla nel 2014 a Iguala, in Messico, nel corso di una manifestazione contro il governo. Nello stesso giorno ne sono stati uccisi altri 6, sempre della stessa scuola, ma è dei 43 spariti che non si ha più traccia: le indagini ufficiali sono state via via smontate dalle inchieste giornalistiche e scientifiche parallele, che hanno dimostrato come tra i possibili inquisiti vi siano il sindaco di Iguala José Luis Abarca e la moglie María de los Angeles Pineda, già accusata di avere dei legami con il cartello dei narcotrafficanti dei Guerreros Unidos. Il sindaco è stato accusato di aver ordinato alla polizia municipale di arrestare gli studenti, per poi consegnarli ai Guerreros Unidos come merce di scambio contro la lotta al narcotraffico promossa dal governo centrale messicano. A riprova di ciò, è stato dimostrato che i testimoni ascoltati dalla procura sono stati torturati.

    Il ritratto di Zodiac

    Il serial killer americano più imprendibile, il mistero irrisolto per eccellenza negli Stati Uniti: è Zodiac, o Zodiac Killer, un serial killer attivo in California per una decina di mesi sul finire degli anni Sessanta. Primo caso mediatico statunitense, Zodiac inviava ai giornali lettere contenenti crittogrammi e sequenze cifrate che avrebbero dovuto condurre a lui, senza mai rivelarsi. È stato accusato di aver ucciso 37 persone, anche se di accertate ci sono solo sette vittime; due sono riuscite a sopravvivergli, ma non lo hanno mai visto in faccia. Il suo caso è tuttora aperto nella contea di San Francisco e in altre giurisdizioni.

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