Snaphack, la app che rende il sexting ancora più pericoloso

Snaphack, la app che rende il sexting ancora più pericoloso
da in Rapporti, Sessualità
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    Da un paio d’anni il termine ‘sexting‘ è entrato a far parte del panorama delle mode virtuali. Una moda pericolosa per vari motivi, resa oggi ancora più rischiosa dalla diffusione di Snaphack, una app che smaschera i patiti delle chat bollenti. Ma in cosa consiste il sexting e perché una semplice app rischia di mandare a monte la privacy di milioni di utenti (spesso minorenni)? Cerchiamo di capirlo in questo articolo, partendo proprio dall’origine del trend, legato al mondo del sesso e delle immagini a luci rosse: si tratta di un neologismo che deriva dall’unione dei termini sex e texting e che indica l’invio attraverso il cellulare di immagini o filmati a sfondo sessuale.

    La diffusione di Internet e degli smartphone ha provocato un’impennata dei contenuti virali che mostrano ragazzi e ragazze comuni in pose o atteggiamenti hard. Si può andare dal classico autoscatto della ragazza in intimo davanti allo specchio del bagno fino ai micro-filmati a luci rosse. Il tutto messo in rete, un po’ per esibizionismo un po’ per incoscienza, da adolescenti che rinunciano alla propria privacy e si danno in pasto al voyeurismo virtuale. Come se non bastassero i vari Tumblr e Vine, da qualche tempo è molto diffusa la app Snapchat, che consente di inviare contenuti che si autoditruggono dopo un determinato lasso di tempo (da pochi secondi a qualche minuti, in base alle scelte del mittente). Questo doveva proteggere proprio la privacy ma sta ottenendo effetti opposti.

    Innanzitutto ha spinto all’eccesso il sexting, con le ragazze in prima linea per inviare contenuti sempre più spinti, nella fidelistica convinzione che tutto verrà distrutto e nessuna traccia rimarrà in rete. In secondo luogo ha ispirato gli hacker, pronti a trovare una soluzione al problema della vita limitata dei contenuti. Nasce così Snaphack, che consente di salvare una copia del video o della foto prima che questa venga distrutta. Un problema non da poco, denunciato dagli stessi autori della app originale. Snapchat al momento ha raggiunto un valore di 650 milioni di dollari e questo potrebbe essere un duro colpo per l’azienda. Anche perché l’app è legata a doppia mandata con il sexting.

    Nata nei Paesi anglosassoni, questa nuova moda presenta alcuni lati oscuri che preoccupano sessuologi e sociologi. Innanzitutto perché è una moda che è largamente diffusa tra gli adolescenti e comunque nelle fasce d’età più sensibili, il che vuol dire che spesso questo materiale diffuso in rete riguarda minorenni. Parlando di adolescenti, gli esperti hanno riscontrato come il sexting sia, in alcuni casi, associato alla pratica della prostituzione. O meglio, spesso le foto e i video spinti vengono utilizzati come presentazione ai potenziali clienti che possono poi disporre, oltre alle immagini, anche prestazioni sessuali vere e proprie, dietro pagamento. Tutto questo avviene, sempre più spesso, all’interno delle aule di scuola, il che rende il problema ancora più acuto.

    Inoltre il sexting può diventare una vera e propria ossessione, sia negli adulti che, a maggior ragione, nei più giovani, tanto da far parlare di sexting addiction, una dipendenza pericolosa per la privacy e anche per la salute. Per comprendere l’entità del fenomeno in Italia, un paio di anni fa Eurispes e Telefono Azzurro hanno effettuato una ricerca su un campione di 1.496 ragazzi con età compresa tra i 12 e i 18 anni, quella più sensibile al texting. Il quadro non era proprio dei più confortanti: il 6,7% degli adolescenti del campione ha inviato almeno una volta sms o video a sfondo sessuale ed il 10,2% ha ammesso di averli ricevuti. Dietro il texting c’è non solo la micro-prostituzione, ma anche fenomeni gravi come il bullismo e la dipendenza da alcol e droghe.

    Il dato più sconfortante è che i diretti interessati non sono neanche consapevoli di immettere nel gorgo della rete materiale che potrebbe finire nelle mani sbagliate, rischiando di rovinare la vita delle persone ritratte (nella migliore delle ipotesi per gioco o voglia di trasgredire). Il dibattito comunque è ancora aperto ed è difficile prevedere una normativa ad hoc in tempi brevi. Il problema non verrà certo risolto con la rimozione di Snaphack dagli store mobile.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN RapportiSessualità Ultimo aggiornamento: Lunedì 21/10/2013 15:18
     
     
     
     
     
     
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