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Giornata mondiale contro l’Aids: in Italia casi in lieve calo

Giornata mondiale contro l’Aids: in Italia casi in lieve calo

Come ogni primo dicembre, torna la giornata mondiale contro l'Aids: i numeri, in tutto il mondo, continuano a crescere nonostante le campagne di prevenzione.

da in Rapporti, Sessualità, preservativi
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    Giornata mondiale contro l’Aids: in Italia casi in lieve calo

    Già da qualche anno il primo dicembre si celebra la Giornata mondiale contro l’Aids, per tenere sempre desta l’attenzione dell’opinione pubblica sulla prevenzione dal virus Hiv e per continuare a promuovere la ricerca: per quanto si siano fatti enormi passi in avanti dal punto di vista delle cure, l’Aids continua a mietere vittime soprattutto nei Paesi più poveri del mondo, e ancora oggi in Italia, come nel resto dell’Occidente, si segnalano nuovi casi di contrazione della malattia ogni anno.

    Il rischio sociale dell’Aids in Italia non è affatto diminuito, benché si registri un lieve calo del numero di malati nel 2016 rispetto l’anno precedente, 789 nuovi casi accertati: secondo i dati diffusi dall’Istituto superiore per la sanità, negli ultimi tre anni il numero di coloro che hanno contratto il virus sono in discesa, benché non manchino dati preoccupanti, ad esempio si segnala un aumento di sieropositivi che presentano infezioni da sifilide. E in questi numeri il fenomeno migratorio incide poco o nulla, anzi al contrario, in base ai dati del Centro Europeo di Controllo delle malattie alla Simit, ‘almeno il 20 per cento della diffusione del virus dell’Hiv tra i migranti riguarda il contagio che avviene dopo l’arrivo in Italia‘. La considerazione più immediata di fronte a questi dati è che gli italiani fanno ancora poco per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili, e sempre l’Istituto superiore per la sanità certifica che nel 2016 la maggioranza di nuove diagnosi di Hiv si deve a rapporti sessuali non protetti, esattamente l’85 per cento, e il 77 per cento delle persone sieropositive sono maschi con un’età media sui 30 anni a salire. Dal 1982, l’inizio dell’epidemia di Aids, ad oggi, sono state 68mila le persone ammalate accertate, con più di 43mila decessi.

    Un altro dato che fa riflettere è che la metà degli italiani che contraggono il virus lo scoprono in una fase molto avanzata della malattia: è come se i nostri connazionali si credessero immuni dalla contrazione dell’Aids, che invece è un male più vivo e vegeto che mai. Tuttavia non è un caso isolato quello italiano, poiché anche nel resto del mondo, in base a quanto rivelato negli anni scorsi dal Centro Europeo di Controllo delle malattie, il numero di nuove infezioni in Europa ha raggiunto picchi record.

    C’è poi l’eterno nodo africano, dove il numero di sieropositivi è altissimo, e mancano oltre ad adeguate cure mediche anche una semplice cultura della prevenzione che preveda l’uso del preservativo. Nei laboratori intanto si continuano a testare vaccini, l’ultimo si presenta come una versione ‘rinforzata’ dell’unico che finora ha attecchito positivamente contro il virus, mostrando un’efficacia nel 31,2 per cento dei casi. L’Aids resta dunque una malattia subdola che continua a mietere vittime in tutto il mondo: non bisogna abbassare la guardia, mai.

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